Per la sua quinta regia ed al quarto lungometraggio diretto, “Cento Domeniche”, presentato alla 18esima Festa del Cinema di Roma e in arrivo nelle sale dal 23 novembre, Antonio Albanese racconta un mondo di cui è stato parte e si sente ancora parte: quello operaio.
Il sogno tradito
Si dirige nella parte di Antonio, un ex operaio di un cantiere nautico la cui vita tranquilla da padre orgoglioso di un’unica e amatissima figlia e con madre novantenne al seguito, viene sconvolta da un crack bancario che gli impedisce di realizzare il sogno più semplice di tutti: regalare alla persona più importante della sua vita, sua figlia Emilia ( Liliana Bottone) il ricevimento di nozze che insieme sognavano da sempre.
Storie di ordinaria avidità
Albanese racconta l’excursus di sentimenti che attraversano un uomo mite e tranquillo, colpito come un fulmine a ciel sereno senza avere colpe. Nelle note di regia dice: “alla scoperta del raggiro, la prima reazione di Antonio è di incredulità. Poi subentra lo smarrimento e l’angoscia di chi è stato tradito proprio da chi si fidava, la vergogna di non aver intuito quanto stava accadendo”.
Storie di ordinaria avidità, cosi le descrive Antonio Albanese, che hanno travolto le esistenze di centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori su e giù per la penisola. Il suo personaggio, Antonio, è solo una delle tante vittime dei crack bancari. A lui e quelli come lui il regista e attore dedica il film: “abbiamo deciso di dedicare questo film alle centinaia di migliaia di persone tradite dall’avidità”.
Plot
Antonio, ex operaio di un cantiere nautico, conduce una vita mite e tranquilla: gioca a bocce con gli amici, si prende cura della madre anziana, ha una ex moglie con cui è in ottimi rapporti ed Emilia, la sua unica e amatissima figlia. Quando Emilia un giorno gli annuncia che ha deciso di sposarsi, Antonio è colmo di gioia, può finalmente coronare il suo sogno regalandole il ricevimento che insieme hanno sempre sognato potendo contare sui risparmi di una vita.
La banca di cui è da sempre cliente sembra però nascondere qualcosa, i dipendenti sono all’improvviso sfuggenti e il direttore cambia inspiegabilmente di continuo. L’impresa di pagare il matrimonio di sua figlia si rivelerà sempre più ardua e Antonio scoprirà, suo malgrado, che chi custodisce i nostri tesori non sempre custodisce anche i nostri sogni.