Si è aperta con un pensiero a Giorgio Gosetti, fondatore e per 23 anni anima delle Giornate degli Autori, la presentazione del programma della 23ª edizione della sezione autonoma della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026 e dedicata proprio alla sua memoria. La direttrice artistica Gaia Furrer svela i temi e i numeri di un’edizione costruita in continuità con l’eredità del suo fondatore.
“Non mollate”: l’eredità di Giorgio Gosetti
Furrer parte dall’incipit scelto per introdurre in cartella stampa l’edizione 2026, una frase che era un rituale per Gosetti: “’Non mollate’ era una frase che Giorgio Gosetti, fondatore delle giornate, nostro mentore e guida e amico e padre e tutto, ci diceva sempre veramente, a tre quarti del festival: ’Oh, ragazzi, non mollate, eh?’” A pochi mesi dalla sua scomparsa, la direttrice artistica racconta come quell’esortazione sia diventata il filo conduttore del lavoro dello staff: “Non molliamo, nonostante siamo stati investiti davvero da tutto quello che non volevamo e non ci aspettavamo. Per fortuna il gruppo delle Giornate è un gruppo che Giorgio ha reso così coeso e così unito e quindi ecco, grazie a tutti loro e tutti noi e tutti insieme siamo riusciti a farcela, a non mollare e a portare avanti l’eredità di Giorgio Gosetti.” Un passaggio di testimone già avviato da anni, spiega Furrer, ma che oggi assume un significato nuovo: “La sostanza ereditata da lui è decisamente in continuità: quella di avere un luogo, innanzitutto prima ancora che un film, un luogo di accoglienza dove gli autori e le autrici si possano incontrare, confrontarsi e discutere del loro lavoro e del futuro, del presente e del futuro del mondo.”
Una famiglia cinematografica, non solo un festival
Le Giornate come “famiglia cinematografica”? Furrer risponde riconoscendo in quella dimensione la vera forza della manifestazione: “Questa credo che sia un po’ la forza delle giornate, al di là di una selezione che è chiaro che speriamo che sia forte, che sia il faro, però poi non basterebbero: serve una famiglia, serve un luogo. E durante il Covid l’abbiamo capito ancora di più, no? Che serve proprio ritrovarsi, serve proprio scambiare affetti e passioni.”
I numeri di un’edizione “abbondante”
La selezione 2026 nasce da 1.036 submission arrivate da 114 Paesi e porta a Venezia 25 anteprime mondiali, di cui 14 dirette da donne e 13 di nazionalità italiana: 10 film in concorso, 1 film di chiusura fuori concorso, 5 eventi speciali e i 9 titoli di Notti Veneziane. Furrer conferma la scelta di un programma particolarmente ricco: “Non ci siamo fatti mancare nulla, sia nella selezione ufficiale che nelle mille attività che avvengono nella Casa degli Autori tra incontri e quelli che abbiamo chiamato Confronti’’.
Una giuria, per caso, tutta al femminile
A premiare il miglior film del concorso sarà quest’anno una giuria interamente composta da donne: la regista spagnola Carla Simón (presidente), la regista e montatrice italiana Sara Fgaier e Hania Mroué, fondatrice e direttrice del Metropolis Cinema di Beirut. Furrer racconta che non si è trattato di una scelta programmatica ma di un caso.
Il ritorno di due registe di famiglia
Tra le presenze più significative dell’edizione, Furrer segnala il ritorno di due autrici già legate alla storia delle Giornate: Roberta Torre, che dopo “Le favolose” apre le Notti Veneziane con “Scarpe rotte”, e la regista ungherese Lili Horvát, che torna dopo cinque anni firmando il film d’apertura del concorso, “My Notes on Mars”. “Sono due registe che ritornano alle giornate e che inaugurano rispettivamente la sezione delle notti veneziane e il concorso… è una regista ungherese che noi amiamo molto.”
Il concorso: il cinema degli “spatriati”
Sul percorso proposto dal concorso internazionale, Furrer parla di un’edizione eclettica sia nei generi che nelle geografie rappresentate, con l’ingresso per la prima volta della Nigeria e la presenza di Australia, Serbia, Argentina, Messico, Ucraina e Italia: “Farete un percorso molto eclettico, dove vedrete film che spaziano tra diversi generi: c’è molto cinema di genere, ma è un genere assolutamente antigenere in un certo senso. C’è un western che però non è eroico, c’è il melodramma, c’è la fantascienza, c’è il cinema storico.” A unire i film selezionati è un filo tematico preciso, che Furrer definisce prendendo in prestito un termine dalla letteratura: “Farete un percorso insieme a protagonisti che sono, per citare il libro di Desiati che ha vinto lo Strega, “spatriati”. Sono spesso personaggi che non hanno più, o hanno dovuto lasciare, il loro posto nel mondo e devono cercarne uno nuovo, per cui devono ridefinire un’identità a partire da un nuovo concetto di appartenenza. Attraversamento di confini, spostamento, déplacement, casa, radici: queste sono un po’ le parole guida della selezione.”
Il cinema italiano indipendente: “un sottobosco vitalissimo”
Interrogata sullo stato del cinema italiano, tra la selezione ufficiale e le Notti Veneziane, Furrer ne sottolinea la vitalità fuori dai circuiti tradizionali: “Noi siamo molto contenti di questa selezione italiana perché dimostra una grande vitalità del cinema indipendente italiano. Quello che abbiamo voluto sottolineare è che c’è un sottobosco, ed è un sottobosco vitalissimo, dove ci sono film che vengono realizzati al di là della struttura tradizionale.” Un cinema che, conclude, resta fedele alla missione originaria della sezione: “Sia i film delle Notti che i film della selezione ufficiale corrispondono alla ricerca delle giornate primaria, che è quella di raccontare il nostro mondo, raccontare il presente, e mi sembra che lo facciano molto bene.”