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7.1 – I generi cinematografici #FilmLiteracy

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In questa unità parliamo dei diversi generi cinematografici e della loro derivazione dai generi letterari.

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I generi filmici sono strettamente collegati e derivano dai generi letterari, codificati nel corso di millenni. In fondo la teoria dei generi letterari non ha avuto poi tante evoluzioni da come l’aveva impostata Aristotele, nella separazione tra forme tragiche e forme comiche. Orazio la riprese, tre secoli dopo, ma mentre per Aristotele il modello era la natura, di cui l’arte diventava mimesis, per Orazio ci si doveva basare sui modelli letterari. Commedia e tragedia, spesso già mescolate in Shakespeare, furono unite alla fine del Settecento nel nuovo genere che portò al melodramma ottocentesco e infine all’omonimo genere cinematografico.

Il cinema si presentò da subito o quasi organizzato in generi. In una prima fase è indubbio che questi furono debitori a quelli letterari e teatrali; ma notevole importanza ebbe anche il fumetto, la cui data di nascita è 1894, ovvero solo un anno prima del cinema.

Cosa caratterizza un genere cinematografico? Prima di tutto una certa ripetitività, che significa omogeneità nel tipo di storie narrate, cioè nei soggetti, ma anche spesso nella tipologia delle scene, negli intrecci, nelle scelte visive, nelle ambientazioni, e persino nei personaggi. L’importante fenomeno del divismo infatti giocò notevolmente in questo senso perché molte figure di star furono strettamente legate ai generi:  ad esempio, tutti i comici, ma anche i cantanti e i ballerini che non avrebbero avuto successo al cinema se non vi fosse stato il musical. In ogni modo la presenza di una star implica, e ancor più implicava ai tempi dello star system, una certa dose di aspettativa e di prevedibilità da parte del pubblico. Il potere degli spettatori è infatti importante quasi quanto quello dell’industria, cioè della produzione, per quanto concerne la vita dei generi. Se il genere non è riconosciuto e accettato da un pubblico cessa di esistere; e anche la grande fortuna critica o commerciale di una nuova ma singola opera non potrà certo essere sufficiente a farlo rinascere.

Il motore di quella che possiamo definire l’età d’oro di Hollywood, che può essere datata in tre decenni, tra l’avvento del sonoro nel 1927 con Il cantante di jazz e la fine degli anni Cinquanta, con la diffusione sempre più massiccia della televisione, si deve a quello che viene definito lo stile classico hollywoodiano, basato sul sistema dei generi.

Il sistema dei generi a Hollywood nasce all’interno dello studio system basato su una stretta divisione del lavoro e sul sistema della cosiddetta “sceneggiatura di ferro” attraverso cui si limitava il potere del regista e gli si impediva di abbandonarsi a improvvisi estri creativi che forse avrebbero prodotto dei capolavori, ma sarebbero stati disastrosi per la produzione. Nella sceneggiatura di ferro era indicato tutto: i dialoghi, l’azione e spesso le singole inquadrature per esempio primo piano, campo totale di una stanza, campo/controcampo. Gli sceneggiatori lavoravano soli o insieme alla ricerca di idee, gag o trovate narrative. La sceneggiatura è dunque spesso il frutto di un vero e proprio lavoro di bottega, un lavoro collettivo. Una volta scritta la sceneggiatura viene poi affidata al regista che deve metterla in scena così com’è, senza avere quasi margine di variazione.

La classificazione dei film in base al genere di appartenenza è un aspetto fondamentale dell’istituzione cinematografica e nel caso dei film hollywoodiani questa semplice etichetta orienta subito lo spettatore rispetto a ciò che potrà aspettarsi in quanto ambientazione, stile e, entro certi limiti, anche ideologia.

Ogni film di genere sia esso un noir, un western, un musical o altro, è il risultato della messa a punto di universi figurativi e congegni narrativi che esprimono non solo una forma di intrattenimento, ma anche una visione del mondo, una filosofia della vita, un’estetica, una ideologia. Con l’avvento del sonoro i generi diventano il principio dominante da cui parte la realizzazione di un film. Proviamo a indicare quelli più riconoscibili e di successo, proponendo in modo molto sintetico alcuni elementi che li caratterizzano e uno o due titoli emblematici che possono ben rappresentarli.

Proponiamo ora una rapida carrellata dei più diffusi generi cinematografici, con le loro caratteristiche di base e alcune esempi concreti di film che bene li rappresentano.

La commedia ha spesso come soggetto l’integrazione dell’eroe nella società, una volta eliminati gli ostacoli rappresentati da altri personaggi o condizioni sociali avverse. Spesso prevede un felice “rovesciamento”, legato a scoperte impreviste o a relazioni affettive e sentimentali, e conduce a un lieto fine che determina il passaggio a un nuovo e più libero tipo di situazione personale e sociale. Si caratterizza per il grande ritmo narrativo, le ambientazioni raffinate e spesso in interni, dialoghi serrati e ricchi di umorismo.

La commedia può specificarsi in ulteriori sottogeneri: il comico, in cui i personaggi sono più stilizzati e prevedono interpreti immediatamente riconoscibili, coma accadeva nella teatrale commedia dell’arte (Tempi moderni, Chaplin, 1936); lo slapstick, basato su botte, capitomboli, inseguimenti, e derivante dal termine con cui veniva designato il bastone di cui fa uso il comico (The Cameraman, Keaton, 1928); lo  screwball,  spesso follemente nonsense, con situazioni stravaganti e surreali (Susanna, Hawks, 1938); infine la commedia sofisticata, con atmosfere eleganti, raffinate, ma anche evidentemente artificiose (Colazione da Tiffany, Edwards, 1961). Una derivazione della commedia è anche il musical, che si caratterizza per l’importanza delle numerose canzoni presenti nel film, che spesso diventano veri e propri balletti e coreografie spettacolari, attraverso cui i protagonisti esplicitano le loro intenzioni e azioni (Cantando sotto la pioggia, Donen/Kelly, 1952).

Se la commedia incontra o tratta anche temi drammatici, spesso in riferimento a vicende sentimentali e affettive, siano esse riferite al rapporto di coppia o agli attriti nell’ambito familiare, il genere muta e si definisce come melodramma o mélo, con radici solide non solo nella letteratura, ma anche nel teatro e nella musica operistica. Le sue caratteristiche primarie sono la semplificazione letteraria a vantaggio dell’essenzialità drammaturgica, l’esaltazione delle passioni primarie e l’accentuazione dello stile espressivo, mentre tendono a rimanere sullo sfondo i temi storici ed esistenziali e le divagazioni narrative. Film esemplari di questo genere sono Via col vento (Fleming, 1939), Senso (Visconti, 1954), Come le foglie al vento (Sirk, 1956).

Il western è forse il genere per eccellenza del cinema classico americano. Ambientati sullo sfondo degli sterminati paesaggi del West (da cui il nome), i film western raccontano storie di uomini e di donne che cercano di conquistare nuovi territori, dei nativi (gli “indiani”) che lottano per non essere travolti dalla civiltà dei bianchi che avanza, di banditi che non esitano ad assaltare banche e diligenze, a rubare il bestiame, a insidiare la tranquillità di piccole città. E di cowboy solitari e coraggiosi: i veri eroi di questo mondo di frontiera. Il primo film western è L’assalto al treno (Porter, 1903), capostipite di una lunga serie che vedrà tutoli famosissimi come Ombre rosse (Ford, 1939) o Mezzogiorno di fuoco (Zinnemann, 1952), fino alla rielaborazione del genere, avvenuta anche grazie al contributo dei western all’italiana di Sergio Leone, a partire da Per un pugno di dollari (1964).

Il film di guerra dà vita al genere bellico, che si basa sulla messa in scena di un conflitto drammatico, storicamente identificato nei suoi riferimenti, in cui l’evento bellico non si limita a fare da ambientazione, ma fornisce una dinamica propria allo sviluppo dell’azione e alle caratteristiche dei personaggi, come accade in Orizzonti di gloria (Kubrick, 1957). Il nucleo narrativo è spesso rappresentato dal compiersi di una missione di guerra particolarmente avvincente raccontata da un punto di vista unilaterale che descrive il nemico come fonte di agguati e di pericoli, come testimonia . Quando il film di guerra è incentrato sullo svolgersi di una grande battaglia o di eventi storici rilevanti riconducibili a un importante conflitto, lo stile assume un respiro epico e l’azione una maggiore coralità, come nei film di Roberto Rossellini, Roma citta aperta (1945) e Paisà (1946).

Il poliziesco è un genere basato su una trama che si sviluppa attraverso lo strumento dell’indagine (in inglese detection, da cui detective-story), secondo uno schema di base: una situazione iniziale di equilibrio; la rottura a causa di un fatto imprevisto (un omicidio, il furto di un oggetto, la scomparsa di una persona); l’affidamento del caso a una persona (in genere il protagonista) che incomincia a indagare; lo svolgimento delle indagini; la risoluzione del caso, che equivale al ristabilimento dell’equilibrio iniziale.

Al suo interno si caratterizzano differenti sfumature narrative. Il giallo, erede di molta letteratura dell’Ottocento e del romanzo ad enigma, con detective che fanno trionfare la ragione e la deduzione, prevede sempre la risoluzione del case (Dieci piccoli indiani, Clair, 1945). Il noir o hard-boiled, prevede più realismo e verosimiglianza, con una più attenta descrizione del contesto sociale e un maggiore approfondimento psicologico dei personaggi, a partire dai problemi del detective protagonista (Il grande sonno, Hawks, 1946). Se i protagonisti non sono tanto i detective quanto i “cattivi”, si tende a parlare di film gangster, che prevedono molte scene d’azione e scontri a fuoco,  ma non rinunciano all’approfondimento dei caratteri dei personaggi delle loro condizioni sociali e culturali (Scarface, Hawks, 1932). Il suspense, ha invece trame basate su un complotto o su una macchinazione, spesso legata all’attività spionistica di servizi segreti più o meno deviati, alla quale una vittima cerca di sfuggire (Intrigo internazionale, Hitchcock, 1959). Se le atmosfere del suspense sono più marcate sugli aspetti psicologici, le paure personali e colpi di scena anche violenti, con ambientazioni spesso inquietanti, si parla di thriller: sono esemplari Psycho (Hitchcock, 1960) o Il silenzio degli innocenti (Demme, 1991).

Giocato sui toni della suspense e del mistero è anche l’horror, che però si pone come obiettivo primario non tanto la risoluzione di un caso, quanto lo scatenamento della paura e dell’orrore in chi guarda, ricorrendo ad ingredienti quali il soprannaturale, il bizzarro, il misterioso per provocare emozioni visive o uditive anche per mezzo di effetti speciali e di musiche inquietanti. Le vicende sono ambientate in luoghi sinistri, come castelli, case abbandonate, cimiteri, boschi, immersi in situazioni misteriose e particolari, in cui spesso appaiono fantasmi, mostri, streghe, demoni, creature repellenti o esseri misteriosi o fantastici: lupi mannari, vampiri, alieni, zombi e creature mostruose provenienti da mondi sconosciuti. Tra i molti titoli, sono esemplari le diverse versioni di Dracula (Browning, 1932 e Coppola, 1992), La notte dei morti viventi (Romero, 1968), L’esorcista (Friedkin, 1973), Nightmare (Craven, 1984).

L’elaborazione di universi fantastici è alla base anche di altri due generi, che pero su caratterizzano in modo specifico, il fantasy e la fantascienza.

Il fantasy proietta i protagonisti delle vicende in balia di forze imponderabili come la magia e la stregoneria, il destino e l’ingerenza divina, e solo alcuni prescelti sono in grado di ribaltare le situazioni e sovrastare qualsiasi difficoltà con l’ausilio della forza e della determinazione. Tali caratteristiche sono soprattutto evidenti nelle storie che si riallaccia a un universo modellato sul mondo delle saghe medievali nordiche e in cui agiscono avventurieri ed eroine, elfi e orchi, re e stregoni, come accade in Il signore degli anelli (Jackson 2001-2003), mentre altri film fantasy sono più modellati su un universo fiabesco tradizionale, come nelò caso delle trasposizioni di Harry Potter (Columbus, Cuaron, Newell, Yates, 2001-2011).

La fantascienza si fonda invece sull’anticipazione fantastica degli sviluppi della scienza. Narra vicende immaginarie che, portando all’estremo le considerazioni sulla realtà, si ritiene che possano accadere e gli eventi seguono sempre un filo di coerenza o verosimiglianza tecnico-scientifica.

Le storie possono prevedere mondi futuri più o meno piacevoli, che spesso mettono in scena visioni distopiche, ovvero che negano l’utopia del progresso umano, (Fahrenheit 451, Truffaut 1966); oppure avventure spaziali e conquiste galattiche, che sono interessate talvolta alla riflessione esistenziale (2001: odissea nello spazio, Kubrick, 1968), in altri casi alla contaminazione tra saga e pica e film d’azione (Guerre stellari, Lucas, 1977); o ancora l’incontro o lo scontro con alieni o robot , come accade in modo differente in Il pianeta proibito (McLeod Wilcox, 1956), Incontri ravvicinati del terzo tipo (Spielberg, 1977), Independence Day (Emmerich, 1996), Matrix (Wachovski, 1999). Ciò che accomuna i film di fantascienza sul piano stilistico è il ricorso continuo a grandi effetti speciali e la ricchezza di scene di grande spettacolarità visiva.

 

Testi a cura di: Aiace Torino http://www.aiacetorino.it/
Voci: Gianmarco Ceconi, Laura Buffa
Musica: Bensound – Brazilsamba (Composed and performed by Bensound http://www.bensound.com)

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