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Berlinale

Berlinale 76: Yellow Letters vince l’Orso d’Oro

todayFebruary 22, 2026

Background
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İlker Çatak si aggiudica il primo premio in un'edizione politicamente carica, caratterizzata dal dibattito su arte, responsabilità e libertà di espressione

La 76ª edizione della Berlinale si è conclusa in un’atmosfera plasmata tanto dal cinema quanto dal dibattito pubblico. Prima della consegna dei premi, la direttrice del festival, Tricia Tuttle, ha affrontato le tensioni che hanno segnato i dieci giorni della manifestazione. «Questa Berlinale si è svolta in un mondo che appare crudo e fratturato», ha dichiarato, riconoscendo il dolore, la rabbia e l’urgenza entrati nelle sale. «Se questa Berlinale è stata emotivamente intensa, non è un fallimento del cinema. È la Berlinale che fa il suo lavoro.»

Con 278 film provenienti da 80 Paesi, il festival ha riaffermato il suo presupposto fondativo: uno spazio pubblico in cui voci diverse coesistono, anche quando sono contraddittorie. Questa pluralità si è riflessa nelle decisioni delle giurie.

GOLDEN BEAR 2026
İlker Çatak vince l’Orso d’Oro per Yellow Letters

Orso d’Oro per Yellow Letters

La Giuria Internazionale, presieduta da Wim Wenders e composta da Min Bahadur Bham, Bae Doona, Shivendra Singh Dungarpur, Reinaldo Marcus Green, HIKARI ed Ewa Puszczyńska, ha assegnato l’Orso d’Oro a Gelbe Briefe (Yellow Letters) di İlker Çatak, prodotto da Ingo Fliess.

Ambientato in Turchia ma girato interamente in Germania, con città tedesche esplicitamente accreditate come ambientazioni turche, il film segue un drammaturgo e un’attrice sposati, perseguitati per il loro teatro di protesta. Nel consegnare il premio, Wenders ha lodato l’opera per aver «parlato con grande chiarezza del linguaggio politico del totalitarismo in contrapposizione al linguaggio empatico del cinema», definendola «una visione terrificante del futuro».

Çatak, già noto a livello internazionale per The Teachers’ Lounge, diventa il primo regista tedesco in oltre vent’anni a vincere il massimo riconoscimento berlinese. Nel suo discorso ha scelto di non pronunciare l’intervento politico preparato: «Penso che il film parli da solo nel suo messaggio politico, o meglio nelle sue domande.»

Altri momenti salienti del Concorso

L’Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria è andato a Emin Alper per Kurtuluş (Salvation), un dramma rurale ambientato nella regione curda della Turchia che il regista ha definito di risonanza globale. Alper ha dedicato il premio ai «palestinesi a Gaza» e a quanti affrontano oppressioni nel mondo.

L’Orso d’Argento – Premio della Giuria è stato assegnato a Lance Hammer per Queen at Sea, un ritratto di una coppia londinese anziana alle prese con la demenza. Il film ha ottenuto anche il premio per la Miglior Interpretazione Non Protagonista, assegnato ad Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay.

Sandra Hüller ha vinto il premio per la Miglior Interpretazione Protagonista per il suo ruolo nel dramma storico Rose di Markus Schleinzer, segnando il suo secondo riconoscimento attoriale alla Berlinale. Il premio per la Miglior Regia è andato a Grant Gee per Everybody Digs Bill Evans, mentre Geneviève Dulude-de Celles ha ricevuto il premio per la Miglior Sceneggiatura per Nina Roza. Il riconoscimento per il Contributo Artistico Eccezionale è stato attribuito ad Anna Fitch e Banker White per il documentario Yo (Love is a Rebellious Bird).

Una scena di Queen at Sea
Una scena di Queen at Sea di Lance Hammer

Oltre il Concorso: opere prime, documentari e cortometraggi

Nella sezione Perspectives, il GWFF Best First Feature Award (€50.000) è stato assegnato ad Abdallah Alkhatib per Chronicles From the Siege. Il Berlinale Documentary Award è stato assegnato a If Pigeons Turned to Gold di Pepa Lubojacki.

L’Orso d’Oro per il Miglior Cortometraggio è stato conferito a Yawman ma walad (Someday a Child) di Marie-Rose Osta.

Risonanza politica nelle sezioni: Generation, Panorama e Forum

Oltre al Concorso principale, la dimensione politica della 76ª Berlinale si è estesa in modo significativo alle sezioni Generation, Panorama e Forum, dove le giurie hanno privilegiato opere capaci di confrontarsi con i conflitti contemporanei, le identità in tensione e le ingiustizie sistemiche.

In Generation Kplus, Allan Deberton e il suo Feito Pipa (Gugu’s World) hanno ricevuto sia il Crystal Bear della Giuria dei Bambini sia il Grand Prix della Giuria Internazionale, segnalando una rara convergenza tra il pubblico giovane e i professionisti. Pur incentrato sull’infanzia, il film affronta l’appartenenza e la vulnerabilità sociale attraverso una lente chiaramente politica. Nella sezione 14plus, il riconoscimento principale è andato a Fernanda Tovar per Chicas Tristes (Sad Girlz), un racconto di formazione che inserisce l’esperienza adolescenziale all’interno di strutture sociali e di genere più ampie.

Gugu's World di Allan Deberton
Gugu’s World di Allan Deberton

In Panorama, il Premio del Pubblico è stato assegnato a Faraz Shariat per Staatsschutz (Prosecution), vincitore anche del CICAE Art Cinema Award e dell’Heiner Carow Prize. L’attenzione del film al potere statale e alle libertà civili ha risuonato con il dibattito che ha attraversato il festival, evidenziando come la dimensione politica abbia permeato tanto lo schermo quanto la cerimonia.

Nel Forum, storicamente associato a un cinema formalmente audace e politicamente impegnato, Kristina Mikhailova ha ricevuto il premio della Giuria Ecumenica per River Dreams. Parallelamente, Tudor Cristian Jurgiu ha ottenuto il CICAE Award per De capul nostru (On Our Own). Scelte che confermano il Forum come spazio di riflessione rigorosa sulla marginalità, la memoria e la violenza strutturale.

Il cinema che fa il suo lavoro

Se questa 76ª Berlinale sarà ricordata per le controversie, lo sarà anche per la coerenza delle sue scelte. I premi non hanno attenuato le tensioni che hanno attraversato il festival: le hanno assorbite. Da Yellow Letters a Salvation, da Chronicles From the Siege a Staatsschutz (Prosecution), le decisioni delle giurie hanno composto una costellazione di opere attraversate da riflessioni su potere, esilio, memoria e responsabilità civile.

Nel suo intervento, Wim Wenders è tornato sull’idea del cinema come controcanto alla politica: non fuga dalla realtà, ma un linguaggio diverso per confrontarsi con essa. «Il linguaggio del cinema è empatico», ha affermato, suggerendo che la pratica artistica e l’attivismo non debbano necessariamente escludersi.

Tricia Tuttle ha sintetizzato il quadro con altrettanta chiarezza: «Un festival non risolve i conflitti del mondo. Ma può creare uno spazio per la complessità.» È quello spazio, talvolta pacato, talvolta conflittuale, ad aver definito questa Berlinale: non un territorio neutrale, ma un forum pubblico in cui dissenso, dolore e immaginazione possono coesistere.

Tutti i premi qui.

Written by: Federica Scarpa

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