“Primavera”, intervista agli attori Tecla Insolia e Michele Riondino
"Primavera" di Damiano Michieletto vede Michele Riondino e Tecla Insolia nei panni di Antonio Vivaldi e la sua ambiziosa allieva Cecilia.
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Giornate degli Autori - Venezia
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“Bosco grande”, intervista al regista Giuseppe Schillaci e al compositore Gianluca Cangemi Manuela Santacatterina
All’81 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia FRED Film Radio ha incontrato il regista Giuseppe Schillaci e il compositore Gianluca Cangemi per parlare di “Bosco grande”, documentario presentato alle Giornate degli Autori nella sezione Notti Veneziane.
Sergione, il protagonista di “Bosco grande” è una figura iconica del quartiere palermitano che dà il titolo al documentario. Un tatuatore di quasi trecento chili ipnotico quanto immobile. Una metafora per raccontare la Sicilia? “Vivo ormai da quindici anni a Parigi, ma torno spesso a Palermo. Quando ho incontrato Sergio è come se mi fossi in qualche modo visto allo specchio, mi fossi riconosciuto in quello che ero da adolescente” racconta Giuseppe Schillaci. “Questo meccanismo di identificazione con una persona che è completamente diversa da me, mi ha portato a voler conoscerlo ancora di più e sempre più intimamente. Per cui man mano che il film andava avanti questo parallelo tra me che stavo a Parigi e lui che stava lì, immobile come quando era un giovane punk a Palermo, dava un po’ questo senso del mio non riuscire a trovare sempre la stessa Palermo, che era un po’ incarnata da Sergio. Immobile nello spazio, ma anche un po’ nel tempo”.
Il protagonista di “Bosco grande” è rimasto per tutta la vita fedele all’attitudine punk che ha abbracciato nella Palermo degli anni Ottanta. Cosa ha significato per il compositore Gianluca Cangemi approcciarsi alle musiche avendo a che fare con un personaggio che come quello di Sergio che quella filosofia di vita l’ha approcciata da ragazzo senza mai lasciarla? “È stato un grande travaglio etico-estetico. Perché una grossa caratteristica di Sergione è la direttissima conduzione della narrazione di sé e della propria storia. Di conseguenza il rischio con la musica era di andare a sovrapporre una voce autoriale, esterna, senza lasciare la voce a chi ha una voce la rivendica. Bisognava capire dove andare a infilare queste musiche, per non realizzare ciò che nella cultura punk viene contestato, per non realizzare il commento borghese, il giudizio, prima ancora del pregiudizio. I suoni, le sonorità, le timbriche, ho cercato di dedurle dai suggerimenti del suo corpo”.
Sergione, tatuatore cinquantenne di 260 chilogrammi, ha vissuto tutta la vita a Palermo, nel quartiere popolare di Bosco Grande. È uno dei punk leggendari della città, in rivolta contro la cultura borghese e mafiosa degli anni Ottanta. Trent’anni dopo, Sergio è ancora là: seduto davanti alla porta della casa materna, a bere e scherzare con gli amici del quartiere. Ogni volta che il regista Giuseppe Schillaci torna nella sua città natale, ascolta i suoi aneddoti tragicomici e i sogni di una vita diversa, fuori dalla prigione che si è costruito. Con il corso delle stagioni, pero’, la sua situazione di salute peggiora. Per salvarsi la vita, Sergio deve andare in un centro specializzato per obesi, da cui scappa appena un mese dopo. Di ritorno a Bosco Grande, fedele al suo mantra punk «live fast – die young», sprofonda nella spirale delle sue dipendenze.
Written by: Manuela Santacatterina
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