Bari International Film Festival
“Il Dio dell’Amore”, intervista al regista Francesco Lagi
Al Bif&st, Francesco Lagi presenta "Il Dio dell’Amore", un film corale che esplora l’amore come forza imperfetta, infinita e condivisa.
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Bari International Film Festival
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"Cattiva Strada", intervista al regista Davide Angiuli Federica Scarpa
Presentato in anteprima nella sezione dedicata al cinema italiano della diciassettesima edizione del Bari International Film & TV Festival, “Cattiva Strada” segna l’esordio al lungometraggio di Davide Angiuli. Il film si configura come un coming of age attraversato da tensioni criminali, radicato nella periferia barese e costruito attorno alla figura di Donato, un giovane segnato dalla solitudine e dalla precarietà.
«È un coming of age dalle tinte crime», spiega Angiuli. «Racconta la parabola di un ragazzo che entra in contatto con una famiglia e con un codice ancestrale, il Kanun, che lo attrae e lo intrappola».
La storia segue Donato mentre si prende cura della nonna affetta da Alzheimer, fino all’incontro con Agust, un piccolo criminale di origine albanese. Da quel momento, il protagonista si trova coinvolto in una spirale di violenza e di appartenenza che mette in crisi ogni equilibrio.
Davide Angiuli prende ispirazione da esperienze personali legate al Kanun per costruire uno dei dispositivi narrativi del film e raccontare l’incontro tra culture diverse. Antico codice d’onore albanese, il Kanun regola i rapporti familiari e sociali attraverso principi rigidi, spesso legati alla vendetta e alla trasmissione della responsabilità all’interno del nucleo familiare.
«Quando sono entrato in contatto con il Kanun, ho capito che poteva essere uno strumento potente per il racconto», afferma. «È un codice che lega la famiglia alla morte, rendendo tutto viscerale e inevitabile».
Nel film, il legame tra Donato e Agust si sviluppa proprio all’interno di questa tensione culturale, diventando un terreno di confronto tra identità diverse ma accomunate da una condizione di marginalità. Il regista evita semplificazioni e restituisce una Bari contemporanea attraversata da stratificazioni e contaminazioni.
«Non esiste più un puro barese. Bari è una città di porto, accoglie e mescola culture. È la sua forza», sottolinea.
In “Cattiva Strada”, Bari si allontana dalle rappresentazioni cartolinesche e dalle narrazioni più estreme legate alla criminalità organizzata. Davide Angiuli costruisce una città complessa, contraddittoria, capace di accogliere ma anche di respingere.
«È una città dura, anche nel modo in cui ti chiede di appartenere», racconta. «Ma è anche una madre che ti accoglie e ti ama, a patto che tu rispetti certe regole».
Il film si propone come un racconto “da Bari per Bari”, con l’ambizione di restituire le sfumature di un territorio spesso ridotto a semplicistiche immagini. Una città che, come sottolinea il regista, «pretende di essere raccontata nella sua complessità».
Al centro del film emerge una domanda esistenziale: è meglio restare soli o appartenere a qualcosa, anche se pericoloso? Davide Angiuli non offre risposte definitive, ma costruisce un percorso che conduce a una consapevolezza amara.
«La solitudine è una condizione da cui non si può fuggire», afferma. «Quando ho capito che è una ricerca continua, anche quando non siamo soli, ho provato sollievo».
Il finale del film, evocato dal regista, rappresenta una presa di coscienza dolorosa ma necessaria. La solitudine diventa una presenza da accettare, anziché un vuoto da colmare a ogni costo.
Presentare il film a Bari rappresenta per Davide Angiuli un momento significativo. «È una festa», afferma. «Porto un film fatto a Bari, con attori baresi, davanti a un pubblico che riconoscerà quelle storie».
Allo stesso tempo, il regista sottolinea il desiderio che “Cattiva Strada” non resti confinato a una dimensione territoriale, ma parli anche a spettatori lontani da quel contesto. Il percorso di Donato assume così una dimensione universale, sospesa tra il bisogno di appartenenza e l’inevitabile confronto con la solitudine.
Nella periferia di Bari, Donato sopravvive a fatica mentre si prende cura della nonna, che lentamente svanisce per l'Alzheimer. La sua vita cambia improvvisamente quando si trova costretto a guidare un’auto in fuga durante una rapina compiuta da Agust, un ladro di origine albanese, che vive secondo il rigido e antico codice d'onore del Kanun. I due riescono a fuggire e Agust ricompensa Donato con una parte del bottino. Una soluzione, per lui, alle povertà e alla solitudine. Ne nasce un sodalizio che, rapina dopo rapina, lentamente si trasforma in un legame d’amicizia. Donato, grazie all’amico, conosce Erina, la sorella minore di Agust, entrando così in contatto con la sua famiglia in cui vige la regola della lealtà, il peso della tradizione e l’istinto di sopravvivenza. Per la prima volta sperimenta un senso arcaico di appartenenza che contrasta con il progressivo sgretolarsi della sua vita familiare. La criminalità e i rischi che Donato incontra aumentano giorno per giorno. Davanti a lui la scelta: spezzare la spirale di violenza e abbandonare la criminalità o abbracciarla fino in fondo e avere quella famiglia che ha sempre desiderato.
Written by: Federica Scarpa
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