Alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma 2026 abbiamo incontrato Eryk Rocha, regista di Elza, documentario imponente e densissimo sulla vita e sull’opera di Elza Soares (1930-2022), una delle più grandi voci della musica brasiliana. Il film ha avuto la prima mondiale al Festival do Rio, dove ha vinto il premio per il miglior documentario, e arriva a Roma per il debutto internazionale.
Rocha ha seguito la cantante per otto anni, dal 2014 al 2022, e ha costruito il film combinando le riprese realizzate con lei e un ricco materiale d’archivio.
Otto anni di riprese accanto a Elza Soares
Il progetto nasce nel 2014, quando Rocha propone a Elza Soares di raccontare la sua storia in un film. Lei accetta quasi subito. Da allora le riprese proseguono fino al 2022, poco tempo prima della sua morte, e danno al documentario un tema centrale: il tempo, quello di una donna quasi centenaria.
Sono riprese frammentate: le conversazioni nella casa di Elza, i concerti in Brasile, i viaggi all’estero per gli spettacoli. Il regista racconta un’esperienza di scoperta, vissuta con grande libertà e con pochissime persone intorno, spesso soltanto lui e la cantante, a volte con un fotografo o un tecnico del suono, sempre in un clima molto intimo.
Dall’archivio al montaggio: come nasce il documentario Elza
Dopo la scomparsa di Elza, Rocha sente il bisogno di fermarsi: il montaggio era già cominciato, ma decide di fare una pausa per riflettere sul materiale girato e ripensare il film. Avvia così una ricerca d’archivio in Brasile e nel mondo, anche in Italia, dove Elza ha vissuto negli anni Settanta. Il montaggio riprende alla fine del 2024.
L’idea iniziale era di realizzare un film circoscritto alle riprese fatte con lei. Con gli archivi il progetto si amplia: entrano la traiettoria, le origini, le trasformazioni e i decenni vissuti dall’artista, che si intrecciano con la storia del Brasile. Il regista voleva mostrare come Elza fosse arrivata a essere quella che il Brasile conosce come la “donna della fine del mondo”. Le nuove generazioni conoscono soprattutto quest’ultima fase, mentre le più anziane ricordano soprattutto la sambista.
Il montaggio è stato curato da Ava Rocha, sorella del regista e artista a sua volta, insieme a Santiago Obejero Paz. Al sound design ha lavorato Waldir Xavier, partner di lunga data di Rocha: voce e musica sono infatti il cuore del film.
Elza Soares, una voce e un corpo politico
Per Rocha, Elza non è un film su Elza Soares, ma con lei. Il regista ha voluto collettivizzare la sua figura: attraverso di lei passano la storia del Brasile, la storia della donna nera e la voce di una moltitudine di persone che di rado ha spazio per farsi sentire.
Il film è anche un diario in prima persona, molto intimo, in cui Elza racconta se stessa. E la musica ha un ruolo narrativo: la sua voce canta l’amore e il dolore e porta con sé le perdite, le conquiste e le trasformazioni di una vita. Il regista parla di un film musicale. Per lui il canto di Elza non esce solo dalla gola: nasce dalla testa e dal cuore, dal bisogno di continuare a vivere, di buttare fuori il dolore e di reinventarsi sempre.
Rocha descrive inoltre una teatralità che attraversa il film. Elza è una donna da palcoscenico, un corpo di attrice, di performer e di cantante, un corpo politico che vibra. Il regista ha voluto portare sullo schermo il suo spirito: “la sua vita è di per sé un film, è un cinema, è un viaggio nel tempo”.
Plot
Con la sua voce roca e inconfondibile, Elza Soares è stata una cantante e artista brasiliana tra le più celebri e longeve. Qui è la stessa Elza a raccontarsi, cosicché ricordi, desideri, riflessioni, musiche e pezzi di storia del cinema brasiliano rivelano il ritratto di un Paese sempre inquieto.