Bari International Film Festival
“Il posto dell’anima”, intervista al regista Riccardo Milani
Riccardo Milani al Bif&st 2026 con "Il posto dell’anima": il regista riflette su cinema, pubblico e memoria sociale.
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“Conversation with” at the 20th Marrakech IFF, interview with actor Willem Dafoe Bénédicte Prot
Presentato nella sezione “Per il cinema italiano” del Bari International Film & TV Festival 2026, “Era”segna una svolta nel percorso di Vincenzo Marra. Regista noto per un cinema spesso legato a toni drammatici, qui sceglie una forma più leggera, senza rinunciare alla complessità.
“È una commedia ambiziosa”, spiega Marra: “con l’idea di raccontare anche cose importanti, in un cambio di registro permanente”. “Era”alterna momenti di ironia a passaggi più profondi, costruendo un equilibrio che riflette la natura stessa dei ricordi da cui nasce.
Alla base di “Era” c’è un materiale autobiografico sedimentato nel tempo. “Il film nasce quando ero bambino, senza che io lo sapessi”, racconta Vincenzo Marra.
Le estati e i pomeriggi trascorsi con la nonna diventano un archivio emotivo fatto di immagini, suoni e volti. Un patrimonio che Marra ha deciso di mettere per iscritto e poi trasformare in un film, grazie anche al sostegno produttivo di Rai Cinema: “ho custodito per anni questi incontri, queste situazioni, e a un certo punto ho sentito l’esigenza di raccontarli”.
Al centro del film c’è Lina, un’anziana napoletana vitale e indomabile, che rifiuta ogni immagine passiva della vecchiaia. Vedova, madre di tre figli sessantenni in crisi, guida con energia la propria esistenza tra rituali quotidiani, relazioni e ostinata autonomia.
Vincenzo Marra costruisce un personaggio che ribalta l’immaginario tradizionale: fragile ma fortissimo, ironico ma lucido. “Volevo riproporre quello che ho vissuto”, afferma, “un carattere originale, lontano dagli stereotipi”. Lina incarna una generazione capace di resistere e di prendersi cura, anche quando il mondo intorno appare più fragile.
Il film mette in scena anche una tensione tra generazioni, in cui i figli appaiono più fragili dei genitori. Una dinamica che assume valore simbolico. “La fragilità dei figli rispetto alla solidità dei padri è una metafora”, spiega Vincenzo Marra. “Spero che il pubblico riesca a interrogarsi oltre che a divertirsi”.
Attraverso situazioni quotidiane e dialoghi serrati, il racconto esplora le crepe della famiglia contemporanea, tra difficoltà economiche, smarrimento emotivo e incapacità di assumere responsabilità.
Guardando allo spettatore, Vincenzo Marra esprime un desiderio preciso: che il film “Era” continui a vivere oltre la visione. “Mi piacerebbe che non fosse qualcosa che si dimentica dopo due ore”, afferma. “Che lasci un pensiero, un sorriso, magari anche amaro”.
“Era”si propone così come un’opera capace di intrattenere e al tempo stesso sedimentare, lavorando nel tempo della memoria, proprio come i ricordi da cui nasce.
Written by: Federica Scarpa
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