Nel film “Le città di pianura (The Last One for the Road)” di Francesco Sossai presentato anche al 63° New York Film Festival, seguiamo Giulio (Filippo Scotti), un giovane intrappolato in un sistema di aspettative che promette stabilità ma restituisce solo frustrazione e tempo sottratto alla vita. L’incontro con Doriano (Pierpaolo Capovilla) e Carlobianchi (Sergio Romano) lo conduce fuori dal percorso previsto, aprendo una parentesi inattesa: un viaggio che diventa occasione per osservare il resto della propria vita da un’altra prospettiva.
La provincia del Nord Est italiano
Durante l’intervista, Francesco Sossai parla con grande lucidità della condizione delle città di provincia del Nord Est italiano, luoghi in cui le promesse si sono progressivamente svuotate e le possibilità si sono ridotte, rendendo difficile sostenerne le aspettative. Il suo racconto restituisce l’immagine di realtà dure, segnate dalla disillusione e dalla mancanza di prospettive: qui il rapporto intergenerazionale tra i personaggi mette in scena chi ha già visto fallire i propri progetti e chi rischia di ereditarne il destino senza rendersene conto. È in questo contesto che la dimensione quasi favolistica del film assume un significato particolare: non addolcisce né nega la realtà, ma apre una sospensione breve, uno spazio in cui immaginare, anche solo per un momento, una possibilità diversa.
L’atmosfera sul set di “Le città di pianura (The Last One for the Road)”
Il regista Francesco Sossai si sofferma poi sul lavoro con il cast, spiegando come la scelta degli attori sia stata guidata non solo dai caratteri, ma anche dai volti, dalle fisicità e da ciò che ciascun interprete porta con sé. Racconta del rapporto sul set e del lavoro con gli attori, precisando di trovare più efficiente seguire alla lettera la sceneggiatura durante le riprese, lasciando invece spazio alla collaborazione nella fase di prove, dove si possono scambiare opinioni o discutere la messa in scena. Questa modalità contribuisce al senso di naturalezza e spontaneità che attraversa il film.
I temi e i luoghi del film di Francesco Sossai
Un altro tema centrale nell’intervista è quello dei luoghi. Il paesaggio, l’architettura e la vita di provincia non sono semplici sfondi, ma parti attive del racconto. Dall’opera di Carlo Scarpa alla formazione del protagonista, gli spazi accompagnano lo smarrimento di Giulio e dialogano con il suo rapporto irrisolto con il dovere, il lavoro e il desiderio di libertà.
L’intervista attraversa temi profondamente attuali: il tempo, il lavoro, le aspettative, le piccole fughe quotidiane e la ricerca di senso, offrendo uno sguardo diretto nel mondo e nella poetica cinematografica di Francesco Sossai. Dopo l’entusiasmo per il film a Cannes, c’è stato un lungo applauso sia al press screening sia alle proiezioni pubbliche del 63° New York Film Festival.
Plot
Due 50enni spiantati hanno l'ossessione di andare a bere l'ultimo bicchiere. Una sera si imbattono in un timido studente di architettura, il cui modo di vedere il mondo e l'amore si trasforma man mano che il trio vaga di bar in bar per il Veneto.