L'attore interpreta un pubblico ministero nel film gotico di Pupi Avati che ha chiuso fuori concorso l'81esima Mostra del cinema di Venezia
Romano Reggiani aveva già lavorato con Pupi Avati in “Dante”. È tornato a farlo ne “L’orto americano”, film di chiusura dell’81esima Mostra del cinema di Venezia con protagonista Filippo Scotti, e con Roberto De Francesco, Armando De Ceccon, ChiaraCaselli, Rita Tushingham e Massimo Bonetti.
“È un onore lavorare con un regista come lui – dice l’attore 31enne, che nella pellicola gotica interpreta il pubblico ministero durante il processo a un uomo accusato di aver ucciso e mutilato delle donne. “Sono in uno dei momenti topici del film, in cui il destino di alcuni personaggi cambieranno”, dice.
Nel 2018 a Venezia l’attore aveva ricevuto il Premio Kinéo Diamanti del cinema. “Quel riconoscimento mi ha portato fortuna. Sono undici anni che lavoro. Il mio augurio è di continuare a farlo. Sono felice che la mia passione sia diventata il mio mestiere e questo non è scontato”.
Per Reggiani “il cinema oggi dà possibilità ristrette, è un mondo complicato. Ma non bisogna essere invidiosi di nessuno. Quando ho iniziato io non c’erano i social e questo ha cambiato molto le cose”.
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"L'orto americano", intervista all'attore Romano ReggianiGiulia Bianconi
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