Bari International Film Festival
“La Più Piccola”, intervista all’attrice Nadia Melliti
Al Bif&st – Bari International Film & TV Festival, l'attrice Nadia Melliti racconta come ha dato vita a Fatima, la protagonista del film "La Più Piccola"
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Bari International Film Festival
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"Non è la fine del mondo", intervista alla regista Valentina Zanella Federica Scarpa
Al Bif&st Bari International Film & TV Festival, “Non è la fine del mondo” segna l’esordio alla regia di Valentina Zanella, tratto dall’omonimo romanzo di Alessia Gazzola.
L’origine del progetto è dichiaratamente emotiva e immediata: “Quando l’ho letto ho avuto un colpo di fulmine, ho detto: voglio raccontare questa storia”. Il legame con la protagonista Emma nasce anche da un’esperienza condivisa nel mondo del cinema: “Parla di un’eterna stagista nel mondo del cinema… quindi vive delle esperienze che ho vissuto anch’io”.
La scrittura, sviluppata insieme a Federico Fava, incorpora elementi autobiografici: “Tutte le cose più strane che si vedono nel film sono reali”, sottolinea Valentina Zanella, definendo un impianto narrativo che fonde memoria personale e costruzione fiction.
Il film segue Emma, interpretata da Fotinì Peluso, tra la precarietà lavorativa e la ricerca di sé in una Roma viva e contraddittoria. Il tono resta positivo ma consapevole delle difficoltà: “Il film ha un’energia positiva, solare”, afferma la regista, chiarendo però la necessità di evitare derive consolatorie.
Due i principi guida: il mantra della protagonista e un riferimento letterario preciso. “Il claim di Emma, ‘non è la fine del mondo’, è stata la guida principale”, spiega Zanella. A questo si aggiunge “la leggerezza calviniana”, che permette di affrontare il disagio senza appesantirlo.
Uno dei nuclei più interessanti del film riguarda la gentilezza, intesa come forma di resistenza. Emma agisce in un ambiente ostile senza adeguarsi: “Lei decide in modo rivoluzionario di rispondere con gentilezza”.
Valentina Zanella ne sottolinea la natura ambivalente: “Forse tutte e due, una scelta e una forma di difesa”. Non si tratta di ingenuità ma di una posizione etica: “Io non voglio essere così”, afferma il personaggio.
Il contrasto con figure più ciniche, come il produttore interpretato da Paolo Ruffini, rafforza questa tensione narrativa.
La città è presenza attiva e spazio emotivo. Valentina Zanella, veronese, descrive il suo sguardo con entusiasmo: “La vedo con gli occhi dell’innamorata”.
Roma diventa così un luogo di meraviglia continua: “Quando scendo a Roma resto a bocca aperta”. Questa percezione si trasferisce direttamente nel film: “Mi piaceva mettere in Emma la mia adorazione”.
Luoghi come il Colosseo o l’Orto Botanico assumono un valore simbolico, contribuendo a costruire quella che la regista definisce implicitamente come una lettera d’amore alla città.
Il passaggio decisivo del film coincide con una presa di coscienza: smettere di vivere attraverso le storie altrui. Un momento che riflette anche il percorso personale della regista.
“Ho aiutato altri registi… le storie erano di altri”, racconta Zanella. Fino alla svolta: “A un certo punto ho detto: adesso tocca a me”.
La consapevolezza è progressiva: “Mi sono ritenuta abbastanza pronta”, afferma, sottolineando una maturazione costruita nel tempo, tra esperienze produttive e creative.
Non è la fine del mondo si inserisce nella tradizione della commedia romantica contemporanea, mantenendo però una forte aderenza al contesto italiano.
Emma diventa il simbolo di una generazione precaria ma non rassegnata, capace di trasformare la fragilità in opportunità. Il suo percorso è sintetizzato in una frase chiave: “Non è la fine del mondo”, che, da semplice consolazione, diventa strumento di resistenza quotidiana.
Emma, capelli ribelli, occhi dolci ed eterna stagista, si ritrova a dover ricominciare tutto da capo e rimettere in gioco la sua vita. Da precaria invisibile, sfida la sorte con leggerezza in una Roma sognante e caotica: tra equivoci, romanzi Harmony e il villino dei suoi desideri, Emma capirà che è tempo di smettere di leggere la vita degli altri per iniziare a scrivere la sua. E che Petro Scalzi, produttore tenebroso, non è il cattivo della storia, ma l’eroe che non si aspettava. Perché il vero lieto fine è solo l’inizio.
Written by: Federica Scarpa
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