“Orfeo”, intervista al regista Virgilio Villoresi e agli attori Luca Vergoni e Giulia Maenza
"Il nostro viaggio onirico tra mito, sperimentazione e cinema artigianale è un atto di coraggio lontano dalle logiche industriali"
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"Elena del Ghetto", intervista all'attrice Micaela Ramazzotti Chiara Nicoletti
Dopo l’anteprima all’ultima Festa del Cinema di Roma in Grand Public, l’opera prima di Stefano Casertano, “Elena del Ghetto” arriva nelle sale con Adler Entertainment dal 29 gennaio.
Prodotto da Titanus Production e Masi Film, M74, Sound Art 23, Titanus SpA con Rai Cinema, il film racconta le vicende di vita di Elena Di Porto, detta “Elena la matta di Piazza Giudia”, colei che ha segnato la storia del ghetto ebraico di Roma durante il fascismo e l’occupazione nazista. Ad interpretarla per il grande schermo, Micaela Ramazzotti.
Stefano Casertano l’ha definita una ribelle come Cassandra poiché Elena si guadagnò questo nome nel tentativo di avvertire la sua comunità sulla soffiata che aveva avuto: la notte prima del rastrellamento del ghetto, il 16 ottobre del 1943, disperata sotto la pioggia battente, provò a farsi ascoltare, a mettere in salvo pià famiglie possibili ma non venne ascoltata. Non le credettero perché nessuno crede ad una matta, anticonformista.
Micaela Ramazzotti che le ha dato volto e corpo, la racconta come “una donna di grande intelligenza, considerata matta solo perché riusciva a all’epoca a fare quello che voleva“. Separata dal marito con due figli piccoli a carico, indossava i pantaloni, fumava, beveva, tirava di boxe e giocava a stecca.
I produttori di “Elena del Ghetto” hanno più volte sottolineato che raccontare la storia di Elena Di Porto significa restituire dignità a quelle donne bollate come matte per essere zittite solo perché ribelli e non conformi ad una società che le voleva soggiogate e sottomesse alle regole del patriarcato. “Elena del Ghetto” trasforma lo stigma in un atto di resistenza.
Ricorda Micaela Ramazzotti: “Lei è andata al confino, più di due volte, e aveva una grande capacità di affrontare le ingiustizie, difendendo il suo spazio e le sue convinzioni”. “Elena del Ghetto” trasmette un potente messaggio di autostima e di coraggio di essere se stessi, anche di fronte alle avversità. La sua capacità di non lasciarsi travolgere dalla paura e di accettarsi per quello che era, rappresenta un esempio ispiratore per tutte le donne. La storia di Elena ci insegna che la vera forza nasce dall’amore per sé e dalla volontà di combattere per i propri ideali.
Ambientato a Roma tra il 1938 e il 1943, Elena del ghetto ripercorre la straordinaria storia di Elena Di Porto, una donna ebrea romana, forte, indipendente e coraggiosa che ha sfidato il regime fascista per salvare molte vite e ha segnato la storia del ghetto ebraico di Roma durante il fascismo e l’occupazione nazista. Una donna coraggiosa in tempi bui. Per essere diversi ci vuole coraggio: si rischia l’emarginazione e la punizione. I ribelli, però, intuiscono per primi quando qualcosa limita la libertà, e reagiscono anche in solitudine. Così fa Elena. Elena è una donna fuori dagli schemi, separata dal marito, indossa i pantaloni, fuma, beve e gioca a stecca, per questo nel ghetto di Roma la chiamano “Elena la matta”. Il suo temperamento ribelle e indomito la porta a scontrarsi più volte con i fascisti che infestano il quartiere. Arrestata in diverse occasioni, Elena non si ferma. Quando i nazisti occupano Roma, si unisce alla resistenza e riesce a scoprire in anticipo i piani del rastrellamento del ghetto, avvenuto il 16 ottobre 1943. Cerca di avvisare i suoi concittadini, ma come farsi ascoltare quando sei considerata solo una "matta"?
Written by: Chiara Nicoletti
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