C’è un’aula scolastica, una professoressa e un libro aperto sulla cattedra. Da lì parte Les métamorphoses, au féminin, il cortometraggio scritto e diretto da Maria Giménez Cavallo scelto per aprire la Settimana Internazionale della Critica 2026. Ed è da lì, da quella lettura ad alta voce, che il film costruisce il suo gesto più radicale: prendere le Metamorfosi di Ovidio, un testo di oltre duemila anni, e restituirgli tutto il peso della violenza contro le donne che vi è custodita, spesso addomesticata dai secoli di trasmissione scolastica in favola, in immagine poetica, in mito innocuo.
La professoressa, interpretata da Noémie Merlant, legge ai suoi studenti alcuni dei passaggi più duri del poema. Man mano che i versi antichi risuonano tra i banchi, la classe smette di ascoltare distrattamente e comincia a percepire, sotto la superficie levigata della poesia, la crudeltà che quei racconti contengono. È un meccanismo semplice, quasi didattico nella sua costruzione, ma efficace: il film non inventa una nuova violenza da mostrare, si limita a togliere il velo da quella che è già scritta, e a farla ascoltare a un pubblico di adolescenti che reagisce, si interroga, si divide.
Perché Ovidio per parlare di violenza di genere nel presente?
Dietro questa scelta c’è un’intenzione dichiarata dalla regista, cresciuta con questi miti raccontati da sua madre e già autrice, in precedenza, del corto Anime galleggianti. Per Giménez Cavallo si è trattato soprattutto di cambiare lo sguardo con cui questi testi vengono tramandati: adottare un punto di vista femminile significa poter ribaltare ruoli e letture che la tradizione ha reso quasi automatici, e restituire centralità a chi, nel racconto originario di Ovidio, resta spesso relegato a vittima silenziosa della trasformazione. I passaggi affidati alla voce della professoressa non sono stati scelti a caso, ma proprio per spostare l’attenzione dello spettatore su questa ambiguità sottotraccia, che il film lascia emergere senza mai forzarla in un messaggio esplicito.
A rafforzare questa impressione di autenticità contribuisce il lavoro con un cast di giovani interpreti, molti dei quali alla loro prima esperienza davanti alla macchina da presa. Le reazioni della classe, nel film, non sembrano recitate quanto piuttosto scoperte in tempo reale, ed è forse per questo che Les métamorphoses, au féminin funziona anche, e soprattutto, come strumento pensato per l’uso scolastico: la regista lo immagina esplicitamente rivolto alle aule in cui Ovidio è ancora materia di studio, con l’obiettivo di offrire una chiave di lettura più critica e più attuale di un classico che rischia altrimenti di restare lettera morta.
La differenza tra la censura e il riadattamento
Il cortometraggio si inserisce inoltre in una riflessione più ampia, che la regista – cresciuta negli Stati Uniti e oggi divisa tra contesti produttivi diversi – porta con sé da tempo: quella sulle differenze culturali nel modo di trattare i classici. Se in Italia le Metamorfosi restano un riferimento centrale ma spesso dato per scontato, negli Stati Uniti, secondo l’esperienza raccontata dalla regista tra Harvard e la Columbia University, le pagine più violente dei testi classici tendono a essere percepite come un terreno troppo delicato, da attenuare o da evitare del tutto. È un contrappunto che nel film non compare esplicitamente, ma che ne illumina la posizione: continuare a leggere questi testi, senza edulcorarli, resta per Giménez Cavallo l’unico modo per misurarne davvero l’attualità.
Il risultato è un cortometraggio breve ma denso, che rifiuta la scorciatoia del manifesto e preferisce affidarsi alla parola letta, al volto degli studenti, al silenzio che si crea in un’aula quando un testo antico smette improvvisamente di sembrare lontano. Aprire con questo film la Settimana Internazionale della Critica significa scommettere su un cinema che non ha bisogno di alzare la voce per parlare di violenza: gli basta, letteralmente, leggerla ad alta voce.
Plot
Una professoressa legge ad alta voce alcuni estratti delle scene più salienti di violenza contro le donne tratte dalle Metamorfosi di Ovidio. Mentre gli antichi versi riecheggiano nell'aula, gli alunni iniziano a prendere coscienza della crudeltà che si cela sotto la poesia: i miti si rivelano uno specchio inquietante della realtà contemporanea.