Scarpe rotte diretto da Roberta Torre con protagonista Barbara Ronchi ha aperto le Giornate degli Autori nella sezione Notti Veneziane, alla Mostra del cinema di Venezia 2026. Il film, ambientato a Roma ai tempi della Seconda guerra mondiale, è la storia di “un’amicizia forzata tra due donne, che si trasforma in una forte intimità, un esempio di come anche relazioni temporanee possano essere un modo per affrontare le sfide storiche condivise”.
Il fascino delle scarpe come simbolo di resistenza e memoria
Roberta Torre spiega che il film nasce dalla lettura del racconto di Natalia Ginzburg e dalla propria passione per le scarpe, che considera un vero e proprio linguaggio. “Le scarpe raccontano molto di noi e del nostro percorso: sono simbolo di paura, desideri e sogni, ma anche strumenti di resilienza, come nel caso delle donne protagoniste del film”. Torre sottolinea che “le scarpe rotte diventano un modo per affrontare le fratture della storia, e più in generale, lo stato di guerra e dopoguerra vissuto dalla società”. La protagonista Clara, interpretata da Barbara Ronchi (che nel film recita al fianco di Mersila Sokoli) incarna questa resistenza silenziosa: una donna che si aggrappa al suo spazio e alle sue scarpe come simbolo di tenacia e speranza.
L’importanza delle scarpe nella vita quotidiana e il loro ruolo nel racconto
Barbara Ronchi condivide il suo rapporto personale con le scarpe, rivelando “una passione per il ripararle e conservarle nel tempo”. Le sue parole evidenziano l’aspetto simbolico delle scarpe come oggetti che accompagnano l’identità e il cambiamento di una persona.
Una riflessione sul presente
Il film ambientato nel passato apre a una riflessione anche sul presente, in cui la guerra e le crisi si ripropongono, mettendo in luce come la memoria degli oggetti quotidiani possa diventare una porta aperta sul presente. Torre aggiunge che il suo obiettivo era di “creare un film che avesse uno sguardo potente sul contemporaneo, sottolineando come le storie del passato siano anche storie di oggi, segnate da continue rotture”.
Plot
Roma, durante la seconda guerra mondiale. Clara e Vera trascorrono il tempo in casa: bevono il tè, mettono in ordine, parlano. Clara e Vera parlano di tutto. Di ciò che è accaduto all'una e all'altra, di chi non c'è, di chi manca. Al centro dei loro discorsi – come un leitmotiv musicale, e come un'occasione per parlare di ciò di cui non si può parlare – ci sono le scarpe. Che dovrebbero essere intere, se non addirittura eleganti almeno decenti, e invece sono rotte, piene di spaccature, con la suola che si stacca; ma ci sono solo quelle, bisogna arrangiarsi, esserne orgogliosi e persino – anche se in tempo di guerra sembra assurdo – un poco gioirne. Perché allora non organizzare un concorso di scarpe rotte, con tanto di giudice e concorrenti? Scarpe rotte racconta la storia di due donne e del loro legame. Racconta in che modo a volte il sogno ha la capacità di tenere a bada il caos del mondo.