Presentato tra gli eventi speciali alle Giornate degli Autori durante la Mostra del Cinema di Venezia 2026, Se venisse anche l’inferno è il nuovo film di Samuele Rossi, con pratagonista Luca Tanganelli e, tra gli interpreti, Cisco.
Il film, ambientato nel 1944 sulle Alpi durante l’inverno, unisce la memoria della Resistenza partigiana a un’esigenza: per Rossi, infatti, raccontare questa storia è una necessità personale, civile e artistica. Un atto d’amore verso la storia italiana, ma anche un gesto necessario verso il nostro presente, segnato ancora da guerre e crisi che riducono l’umano a una presenza invisibile, travolta dalla ferocia e da una narrazione priva di emozione.
La resistenza come parola chiave e motivo di attualità
Il regista Samuele Rossi ha spiegato che la scelta di raccontare questa storia nasce dalla volontà di mettere al centro il concetto di resistenza, come sentimento universale e attuale. La narrazione, scritta in tempi rapidi, mira a riflettere sulle difficoltà contemporanee, come il ritorno di fascismi e conflitti nel mondo. Rossi ha sottolineato che il cinema può essere uno strumento potente per mantenere viva la memoria e stimolare una riflessione sul presente, anche attraverso storie di guerra e di lotta che sembrano lontane ma sono ancora molto vicine a noi.
Un viaggio emotivo e collettivo
L’interpretazione degli attori Luca Tanganelli e Cisco ha evidenziato come il film rappresenti un percorso di resistenza personale e collettiva. Tanganelli ha descritto il suo personaggio come un viaggio di sopravvivenza, un’odissea che si svolge tra dolore e speranza, con un finale aperto che lascia spazio all’immaginazione dello spettatore. Cisco ha invece parlato di come il film sia anche un romanzo di formazione, in cui il protagonista si trasforma attraverso incontri e scelte, riflettendo il senso di collettività e di solidarietà che il film vuole trasmettere. Entrambi hanno sottolineato l’importanza di raccontare storie vere e di memoria, che si collegano alle esperienze di partigiani e civili di quegli anni.
Se venisse anche l’inferno come film si inserisce in questa cornice di impegno e memoria, portando sul grande schermo un racconto che è anche un monito per il presente. La capacità degli attori di interpretare personaggi che incarnano il coraggio e la sofferenza di un’epoca difficile rende il film un esempio di come il cinema possa essere strumento di resistenza culturale e civile.
La volontà di Rossi e dei suoi interpreti di mantenere vivo il ricordo di quegli eventi storici si traduce in un’opera che, pur radicata nel passato, parla anche a chi oggi si trova ad affrontare le proprie battaglie.
Plot
Inverno 1944. La stagione più buia della guerra in Italia. Il paese è spaccato in due. Ovunque infuria la battaglia. Nel mezzo la popolazione stravolta dal freddo, dalla fame, dai rastrellamenti che si susseguono feroci. Sulle Alpi, a ridosso delle vie di fuga verso la Svizzera, un giovane partigiano, nome di battaglia Gio, sopravvive a una violenta imboscata che spazza via la sua squadra. La consegna del comando di pianura è chiara: presidiare il rifugio e fare di tutto per sopravvivere in attesa della risalita alleata e della ripresa dei combattimenti a primavera. Nella difficile attesa che si srotola davanti ai suoi occhi appaiono come fantasmi i brandelli di un’umanità in lotta per la sopravvivenza: un internato fuggito dai campi di concentramento nazisti, una nonna in attesa del ritorno del nipote dalla guerra, l’anziano contadino rimasto a fare da collegamento con i paesi a valle. Nelle poche relazioni che si affacciano dall’abisso, Gio attraversa la tragedia della guerra con un unico scopo: superare l’inverno quando lo scioglimento della neve permetterà la ripresa della guerra e forse anche la possibilità di un destino migliore. Ma quale sarà il prezzo?