Giuseppe Schillaci, regista, presenta il suo film Auber 89 alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2026. Il progetto nasce da un incontro con un attore che, dopo un incidente, si confronta con le immagini della propria adolescenza, senza riconoscerle completamente. L’intervista approfondisce le scelte creative ed etiche dietro il film, che esplora memoria, identità e il rapporto tra realtà documentaristica e narrazione personale.
L’Importanza della Relazione tra Regista e Protagonista in Auber 89
Schillaci sottolinea come ogni film comporti un rischio e una responsabilità che si costruiscono attraverso la fiducia tra autore e soggetto. Nel caso di Auber 89, il regista ha dovuto insistere per coinvolgere l’attore, inizialmente riluttante a partecipare. La relazione si è sviluppata nel corso di un lungo confronto, durante il quale l’attore ha rivissuto le proprie emozioni attraverso le immagini, portando alla luce ricordi sopiti e momenti di forte intensità emotiva. Questo processo ha permesso di creare un legame autentico tra le parti, fondamentale per la riuscita del progetto.
Auber 89 tra Memoria Collettiva e Personale
Il film si concentra sulla comunità di Aubervilliers, quartiere di Parigi, e sulla sua riqualificazione negli anni ’80. Schillaci ha utilizzato archivi di famiglia e materiali d’epoca, come filmati amatoriali e interviste, per ricostruire un’immagine autentica di quel periodo. La scelta di mantenere la qualità originale di questi materiali, spesso in formato video anni Ottanta, nasce dal desiderio di preservare l’immediatezza e l’emotività di quei momenti. Il supporto video si rivela così fondamentale per mantenere viva la memoria collettiva e individuale, evitando di “ripulire” l’immagine con tecnologie digitali.
Auber 89 si distingue per la capacità di intrecciare il racconto personale con quello di un quartiere in trasformazione, creando un ponte tra passato e presente. La scelta di affidarsi a materiali d’epoca e di rispettarne la qualità originale testimonia un impegno nel preservare l’autenticità delle immagini e delle emozioni. In un’epoca in cui si tende a digitalizzare e perfezionare ogni supporto visivo, Schillaci preferisce mantenere la grana e le imperfezioni come elementi di verità, rendendo il film un documento vivo e vibrante della memoria collettiva.
Plot
Dopo un incidente, l’attore Fatsah Bouyahmed ha subito una perdita di memoria. Alcuni filmati d’archivio inediti provenienti da Aubervilliers – il quartiere popolare alla periferia di Parigi dove è cresciuto – gli consentono di riconnettersi sia al suo passato sia alla memoria collettiva della sua comunità. Girate negli anni Ottanta, durante un ambizioso progetto di riqualificazione urbana, quelle immagini raccontano di un quartiere pensato per migliorare le condizioni di vita e nel quale sia possibile immaginare un futuro diverso. Mentre Fatsah rivede quei filmati quarant’anni dopo, tornano in mente i ricordi della famiglia, le amicizie, la musica, la vita quotidiana, insieme alle tensioni sociali dell’epoca: l’ascesa del razzismo, la disuguaglianza e l’emarginazione. Muovendosi tra passato e presente, Auber 89 rivisita un fugace momento di speranza prima che la disillusione riconfigurasse la periferia parigina, mentre la grana della televisione e delle videocassette fa da sfondo estetico della storia, radicandola nel mondo sensoriale degli anni Ottanta.