Fred Film Radio ha incontrato Giovanni Tortorici, regista di “Diciannove”, film d’esordio incentrato su Leonardo, un giovane studente a volte goffo e con una rigida idea di letteratura e d’essere scrittore. Presentata nella sezione Orizzonti dell’81ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, la pellicola è in programma anche al Toronto International Film Festival. “Non so bene cosa aspettarmi, ma sono contento perché so che al festival è piaciuto molto. È un riconoscimento internazionale importante”.
L’ambiguità nella scrittura e nella regia
“Diciannove” è caratterizzato da dualismi e da una regia che gioca con l’immagine e non ha paura di osare. Da un lato parolacce e bestemmie, dall’altro i versi di Leopardi e Dante che commuovono il protagonista. “Mi sono ispirato a cose di vita vissuta. Ho notato che esistono molte ambiguità e non è tutto così lineare. Mi piaceva questo contrasto, volevo essere autentico”.
Un film di esordi
Protagonista di “Diciannove”Manfredi Marini in una prova riuscita. Un personaggio a tratti respingente che rende il coming of age di Giovanni Tortorici un’opera stimolante che non teme il rischio. “È stato bello il percorso perché è un esordiente. All’epoca era un semplice ragazzo del liceo, non aveva mai pensato di fare l’attore. Eravamo entrambi in qualche modo vergini rispetto ad un debutto. Io venivo da qualche esperienza di cinema, ma era un’esperienza condivisa di iniziazioni la nostra. Poi lui si è affidato molto, è stato molto maturo. È stato un bellissimo percorso”.
La produzione di Luca Guadagnino
Tra i produttori di “Diciannove” anche Luca Guadagnino con Frenesy Film? Che tipo di guida è stata per il regista? “Ho fatto le mie prime esperienze di cinema con lui lavorando sui suoi set. È stato fondamentale nella mia formazione perché venivo da una preparazione letteraria. Mi ha aperto ad abbracciare il cinema nella sua essenza. Mi ha guidato dandomi molti consigli. Sono super grato”.
Plot
Palermo, 2015. Leonardo, 19 anni, lascia la città natale per raggiungere la sorella a Londra e iniziare gli studi di Business. Tuttavia, l'entusiasmo iniziale presto svanisce. Inquieto, si iscrive d'impulso all'Università di Siena per studiare letteratura. Ma anche qui, molla il corso e decide di immergersi da solo nello studio dei testi di “bella lingua” italiani. Sarà un anno accademico di solitudine, sporadica e strana socialità e confronti generazionali. Un anno dopo, Leonardo è a Torino, dove incontra un uomo, semi-conoscente di famiglia, con cui avrà un confronto più diretto del solito.
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