Film e curiosità dall’82a Mostra del Cinema di Venezia – 28 agosto 2025
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Il film “La grazia” di Paolo Sorrentino, presentato alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, si distingue per la sua struttura complessa e la recitazione raffinata. Abbiamo avuto con noi Roberto Zibetti che ha condiviso preziosi dettagli sul suo ruolo e sul processo creativo dietro la creazione del personaggio.
Zibetti ha descritto il suo personaggio come una presenza impalpabile ma potentemente incisiva. “Ciò che conta è come l’attore interpreta un ruolo sfuggente, con un’attenzione particolare alla sottrazione, alla delicatezza”, ha spiegato. Considerando il lavoro dell’attore simile a quello di un musicista, ha sottolineato come, una volta scritto il personaggio e avute le direttive del regista, il suo compito fosse “colorare” la scena con emozioni sottili, senza mai eccedere nella recitazione. La sua interpretazione si sviluppa come in una sorta di “coro”: il suo è un personaggio che rappresenta la dialettica istituzionale, tale da incarnare grandi convenzioni e spazi di silenzio che parlano più delle parole.
Zibetti ha evidenziato come la sfida più grande fosse creare un personaggio che rappresentasse “tutto un mondo di grandi non detti e convenzioni”, in un equilibrio tra presenza e sottrazione. La scelta di rendere il personaggio sfuggente ha contribuito a lasciare significati aperti, lasciando allo spettatore l’interpretazione di un mondo fatto di silenzi e grandi attese, come in un contesto politico o istituzionale. “Più si cerca di far scomparire il personaggio, più si creano i significati”, ha affermato, sottolineando l’importanza del non detto nel film. La delicatezza e la poesia dell’attore si riflettono in un equilibrio sapiente tra presenza e assenza, creando un’atmosfera di eleganza stilistica che permea l’intero film.
Zibetti ha citato varie fonti di ispirazione per delineare il suo personaggio. Ha anche sottolineato l’importanza di strumenti come gli accessori e i filtri, come gli occhiali, che hanno facilitato l’immersione nel ruolo. La sua attenzione ai dettagli e la sensibilità verso le intenzioni del regista sono state fondamentali in un contesto di collaborazione molto intima con Sorrentino, descritto come un vero e proprio direttore d’orchestra. “La sua visione chiara ci guida esattamente come un compositore dirige un’orchestra”, ha commentato.
La raffinatezza di “La grazia” si manifesta anche nello stile visivo e narrativo, caratterizzato da un’eleganza che permea tutte le scene. Le ispirazioni di Zibetti spaziano da grandi autori come Calvino a figure politiche come i segretari generali del Quirinale, con un’enfasi sull’eleganza e il distacco tipici dell’uomo politico di un’epoca passata. Mentre la scenografia e le location contribuiscono a creare un’atmosfera che unisce filosofia, politica e poesia.
Zibetti ha sottolineato l’importanza della collaborazione con Paolo Sorrentino, definendo il regista come un “calmo direttore d’orchestra” che plasma la scena con delicatezza e intuizione. La sua sensibilità per l’inaspettato e il suo approccio poetico hanno influito significativamente sul modo in cui ha affrontato il ruolo, preferendo sempre uno stile onesto ed evocativo.
“La grazia” di Paolo Sorrentino si presenta così come un’opera di grande raffinatezza, in cui l’eleganza narrativa, la profondità simbolica e le prestazioni attoriali creano un film che invita lo spettatore a una riflessione sulla natura delle istituzioni e sui silenzi che le circondano.
Mariano De Santis è il Presidente della Repubblica. Nessun riferimento a presidenti esistenti, frutto completamente della fantasia dell’autore. Vedovo, cattolico, ha una figlia, Dorotea, giurista come lui. Alla fine del suo mandato, tra giornate noiose, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano, in maniera apparentemente inestricabile, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio, dovrà decidere. E, con grande senso di responsabilità, è quel che farà questo grande Presidente della Repubblica Italiana.
Written by: Elvira Del Guercio
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