Malavia, Nunzia De Stefano: «Se hai una passione vera e ci credi, ti fa andare avanti»
Prodotto da Matteo Garrone per Archimede Film con Rai Cinema e distribuito da Fandango dal 26 marzo, “Malavia” è il secondo lungometraggio di Nunzia De Stefano, già autrice di “Nevia“. Il film, passato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, ha come protagonista il giovane Mattia Francesco Cozzolino, nei panni di Sasà, tredicenne della periferia di Napoli che vive per il rap e sogna di diventare un rapper famoso per regalare una vita migliore alla madre. Nel cast anche alcuni rapper professionisti della scena partenopea: Giuseppe Sica, noto come Peppoh, nel ruolo di Yodi, il mentore musicale di Sasà, e Nicola Siciliano nel ruolo di Vlad.
Una storia di passione e riscatto
“Malavia” racconta il percorso di crescita di un ragazzino di periferia che nell’hip hop trova la sua voce e la sua ragione di esistere. Sasà vive solo con la madre Rusè, in un legame profondo e viscerale, e trascorre le giornate con i suoi due migliori amici Cira e Nicolas. L’incontro con Yodi, rapper della old school partenopea, sembra dare slancio al suo sogno, fino a quando lo scontro con la realtà cinica della strada e del mondo della musica lo spinge verso scelte sbagliate e conseguenze difficili da affrontare. È un film che parla di sogni, di errori e di seconda possibilità, rimarca la sua regista.
Un messaggio ai giovani
De Stefano ha costruito “Malavia” attorno a un’urgenza molto concreta: quella di raccontare l’adolescenza dall’interno, con gli occhi di chi la sta vivendo oggi. Dice la regista: “Se hai una passione vera, sincera, e ci credi, ti fa andare avanti. Chi non riesce a trovare se stesso non riesce a trovare un posto nel mondo“.
Un messaggio che NunziaDe Stefano conosce bene, avendo attinto , come già in “Nevia” , alla propria esperienza personale, questa volta anche al rapporto con suo figlio e con la generazione dei suoi amici: ragazzi velocissimi, che non si fermano a riflettere, e che hanno bisogno di essere seguiti e guidati nelle loro scelte.
L’arte salva, ma non basta da sola
Il talento di Sasà per il beatbox e il rap è il motore del film, ma “Malavia” non si limita a celebrare la passione come soluzione. Nunzia De Stefano è chiara: “L’arte ti può aiutare ma ti può anche distruggere. Se non hai persone a tuo fianco che ti seguono e ti mettono sulla retta via, puoi bruciarti in un attimo“. A confermare questa verità con la sua stessa storia è il protagonista Mattia Francesco Cozzolino, che sintetizza in poche parole quello che il film racconta in novanta minuti: “Lei mi ha salvato dalla strada. L’arte ti salva da tutto.”
Stereotipi e libertà
“Malavia” guarda alla sua generazione anche nella difficoltà di liberarsi da etichette e stereotipi che ancora oggi condizionano la vita dei giovani. Nunzia De Stefano è preoccupata: “Parlo sempre con ragazzini così piccoli che non hanno gli strumenti per poter reagire. Gli stereotipi purtroppo invadono il mondo dei giovani“. Ma c’è anche spazio per la speranza: “Ci sono tanti giovani che hanno talento, passione, sono dei geni e questo ti rincuora“.
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"Malavia", intervista alla regista Nunzia De Stefano e l'attore Mattia CozzolinoChiara Nicoletti
SASÀ è uno scugnizzo di tredici anni, della periferia di Napoli. Trascorre le giornate con i suoi due migliori amici, CIRA e NICOLAS, ascoltando musica rap. Cresciuto senza padre, vive da solo con la sua giovane madre RUSÈ. Tra i due c’è un legame molto profondo, che spesso sfocia in una sproporzionata gelosia da parte del 7iglio. Amante dell’hip hop e dotato di un grande talento musicale, Sasà aspira a diventare un rapper famoso per permettere alla madre una vita migliore. L’incontro con YODI, noto rapper della old school partenopea, sembra dare slancio al suo sogno e lo porta a comporre il suo primo vero pezzo: un rap dedicato a Rusè. Tuttavia, lo scontro con la realtà cinica del mondo della musica e della strada, costringe Sasà ad abbandonare le proprie aspirazioni. Disilluso, cede alla criminalità pur di aiutare economicamente la madre, ritrovandosi a spacciare nel cortile della scuola. Quando viene scoperto, rischia di perdere tutto. Divorato del senso di colpa, dal dolore provocato a Rusè e dalla possibilità di essere portato in una casa-famiglia, Sasà sprofonda in una forte depressione dalla quale non sembra esserci via di uscita. Soltanto un nuovo incontro con Yodi riesce a far breccia nell’animo del ragazzino, facendogli ritrovare l’entusiasmo perduto con il quale affrontare il futuro, qualunque cosa accadrà.
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