Mare Mosso di Roberto Cimpanelli, con Eduardo Scarpetta e Beatrice Fiorentini è un film noir presentato alla sezione Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia che si distingue per il suo tono e per il forte legame con il territorio laziale.
Il noir laziale
Il film di Cimpanelli è un noir ambientato nel litorale laziale, un territorio che l’autore conosce profondamente. La narrazione trae ispirazione dalla sua esperienza personale e dalla memoria di Ostia, un luogo che ha visto crescere e che ha conservato nel tempo un’identità forte e riconoscibile. La scelta di ambientare il film in questa realtà nasce dalla volontà di rappresentare un’umanità complessa, lontana dai cliché e più vicina alla realtà di un territorio segnato da contrasti e ombre.
Il rapporto tra passato e presente
Uno dei temi principali affrontati in “Mare Mosso” riguarda la gestione del passato, che si manifesta come una presenza ingombrante e spesso come una minaccia. I personaggi sono tormentati da ricordi e scelte passate, che influenzano le loro azioni e le loro relazioni. La famiglia Selci, protagonista nel film, incarna questa resistenza a lasciar andare un passato fatto di malavita e orgoglio, resistendo alle pressioni delle organizzazioni criminali che si stanno espandendo sul territorio. La narrazione si sviluppa attraverso un confronto tra le generazioni e le loro diverse visioni del passato e della redenzione.
L’estetica e la fotografia
Per quanto riguarda l’aspetto visivo, Cimpanelli ha scelto una fotografia molto livida e cupa, che riflette l’animo tormentato dei personaggi e l’atmosfera noir del film. La scelta di un’immagine quasi monocromatica, con luci fredde e ambienti spesso notturni, contribuisce a creare un senso di oppressione e di mare mosso che avvolge la storia. La direzione della fotografia ha coinvolto il maestro Maurizio Calvesi, con un mix di movimenti classici e sequenze più dinamiche, per sottolineare la tensione emotiva e il clima di incertezza che permea il film. La volontà è di immergere lo spettatore in un mondo oscuro, ma con un barlume di speranza che si affaccia nel finale.
Plot
Daniela porta dentro di sé le ferite di un passato tormentato, mentre Massimo nasconde segreti inconfessabili dietro un talento pianistico che gli è valso il soprannome di Mani d’Oro. L’incontro al Pachanga, su un litorale laziale invernale, cambierà per sempre il corso delle loro vite. Tra silenzi, sguardi rubati e un’attrazione inattesa, nascerà un legame capace di riaccendere la speranza. L’uno nell’altra sembra trovare un rifugio, una possibilità di riscatto. Ma i fantasmi del passato sono pronti a riaffiorare. E quando accadrà, nulla andrà come avevano immaginato. Un noir esistenziale sulla colpa e sull’innocenza, sul destino e sulla disperata voglia di vivere.