PODCAST | Cristiana Palmieri intervista Mimmo Calopresti, regista e sceneggiatore del film Aspromonte – La terra degli ultimi.
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Mimmo Calopresti ci parla del suo attaccamento alla terra di Calabria e come fare questo film abbia rappresentato un ritorno a luoghi, valori, persone, emozioni che hanno contraddistinto la sua infanzia e la storia della sua famiglia. Un film duro e poetico allo stesso tempo, permeato da struggente nostalgia.
Aspromonte – La terra degli ultimi: Ad Africo, un paesino arroccato nella valle dell’Aspromonte calabrese, alla fine degli anni ’50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe (Francesco Colella), decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera. Giulia, la nuova maestra elementare (Valeria Bruni Tedeschi), viene dal Nord, e vuole insegnare l’italiano “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”. Ma per il brigante Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non può diventare davvero un paese ‘italiano’. Aspromonte-La terra degli ultimi è un western atipico sulla fine di un mondo e sul sogno di cambiare il corso degli eventi grazie alla voglia di riscatto di un popolo.
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