“Granchità”, intervista alle registe Anais Landriscina e Chiara Toffoletto
Intervista a Anais Landriscina e Chiara Toffoletto, registe di "Granchità", presentato alla Settimana Internazionale della Critica
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“Conversation with” at the 20th Marrakech IFF, interview with actor Willem Dafoe Bénédicte Prot
Sara Scalera, regista, presenta il suo cortometraggio Puca alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia, un film che nasce dalla sua infanzia negli anni ’90 e dalle sue radici pugliesi, ma ambientato in Calabria. La regista spiega come il suo legame con la Calabria sia cresciuto negli ultimi anni grazie alla conoscenza di amici e del suo compagno calabrese, e come questa regione rappresenti per lei un luogo di purezza e semplicità, lontano dal turismo di massa della Puglia.
Il film di Scalera combina un realismo molto concreto, radicato nel paesaggio calabrese, con elementi di fantasia e mistero. La presenza di figure misteriose, come la sirena e le donne grottesche, nasce dall’intento di rappresentare il mondo visto con gli occhi di un bambino. La regista sottolinea come questa scelta sia funzionale a esaltare la percezione del fantastico che si sviluppa durante l’infanzia, dove le cose piccole si ingigantiscono e le grandi si ridimensionano. La sirena, in particolare, rappresenta il desiderio di connessione tra terra e acqua, un elemento che ha sempre affascinato chi vive vicino al mare.
Uno degli aspetti più interessanti del cortometraggio riguarda la scelta di girare in pellicola, che Scalera considera fondamentale per ottenere un’estetica che richiama le vecchie fotografie di un tempo. La grana della pellicola, secondo la regista, aiuta a creare un’atmosfera di nostalgia e autenticità, come se si guardasse un filmato sbiadito di un passato lontano. La pellicola, inoltre, impone una preparazione più rigorosa sul set, favorendo un lavoro più meditato e meno istintivo, che si sposa bene con l’intento di rielaborare ricordi di infanzia e di purezza.
Il film si distingue anche per il modo in cui mescola scene di realismo con elementi fantastici, creando un continuum tra ciò che è accaduto e ciò che viene immaginato. Scalera spiega che le figure grottesche e le apparizioni sono state pensate come parte di una visione infantile, in cui le emozioni e le paure si sovrappongono alla realtà. Le attrici giovani, molto brave, hanno restituito con autenticità il loro vissuto, contribuendo a rendere il racconto ancora più sincero. La regista sottolinea come il loro contributo sia stato fondamentale per trasmettere la spontaneità e la profondità emotiva del film.
Anni ‘90, un primo pomeriggio d’estate. Mentre i genitori dormono, Lotti e Malibù (questi i nomignoli che si danno tra loro le sorelle) decidono di uscire di nascosto per andare al bar, tra gli altri frequentato dal ragazzo che piace alle due. Puca, la più piccola, chiede di andare a tutti i costi con loro, pena il risveglio dei genitori tramite urla. Le tre quindi si avviano e, mentre passano dalla spiaggia, Puca si avvicina a riva e dice di aver visto una sirena. Una volta al bar, mentre le due sono in preda ai propri umori adolescenziali, perdono di vista Puca. Inizia così una ricerca che porterà le due a uno scontro chiarificatore, seguito poi dalla visione fugace della sirena che si immerge e scompare sott’acqua: con quell’immagine prendono consapevolezza che la loro infanzia è andata via per sempre. L’inaspettato avviene quando tornano a casa per avvisare i genitori…
Written by: Elvira Del Guercio
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Sara ScaleraFilm
PucaFestival
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