Giornate degli Autori - Venezia
“Il Massacro”, intervista al regista Cosimo Messeri
Intervista a Cosimo Messeri, regista di "Il Massacro", presentato alle Giornate degli Autori (Eventi Speciali)
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"Il Mestiere", intervista con il regista Beppe Tufarulo e gli interpreti Luigi Lo Cascio e Riccardo Maiello Angelo Acerbi
Beppe Tufarulo, regista e Luigi Lo Cascio e Riccardo Maiello, interpreti, parlano de Il mestiere, un film che nasce da una sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas del 2011. Presentato alla Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia, il progetto rappresenta un esempio di come un’opera prima possa fondere realtà e surreale attraverso un lavoro di ricerca e autenticità. La conversazione approfondisce il percorso di creazione del film, dall’ispirazione alla realizzazione, passando per le scelte estetiche e interpretative.
Il regista Beppe Tufarulo spiega come il film sia nato da una sceneggiatura che, nonostante il suo carattere complesso e surreale, si basava su elementi di verità. La volontà di partire da luoghi autentici e reali, scelti attraverso sopralluoghi in Calabria e Marche, ha rappresentato la prima fase del processo creativo. La ricerca di ambienti che sembrassero fuori dal tempo ha permesso di creare un mondo credibile, anche se immerso nel surreale, mantenendo un forte legame con la realtà. La collaborazione con il direttore della fotografia Johan Florez e la scenografa Ilaria Sadun è stata fondamentale per tradurre questa visione in immagini.
Luigi Lo Cascio e Riccardo Maiello raccontano come il lavoro con il regista abbia portato alla costruzione di due personaggi molto diversi tra loro, ma entrambi ricchi di sfumature. Luigi ha lavorato sui dettagli estetici, come baffi e vestiti, per rendere Sauro Cantafame un personaggio riconoscibile e simbolico, quasi un supereroe. Riccardo, invece, ha descritto come il suo personaggio, Giocondo Infelice, sia diventato quasi una persona reale, al punto da sentirsi parte integrante di lui. La relazione tra attori e regista è stata fondamentale per creare interpretazioni autentiche e profonde, in un film che si distingue per il suo segno visivo preciso e il suo linguaggio poetico.
Il film si caratterizza per una fotografia che unisce luminosità e oscurità, con colori saturi e luci fredde e calde che contribuiscono a creare un’atmosfera di estraniamento. La scelta di girare quasi esclusivamente in luce naturale e di utilizzare un formato fotografico molto particolare ha permesso di concentrare l’attenzione sui personaggi e sui luoghi, rendendo il mondo del film sia realistico sia surreale. La collaborazione con il direttore della fotografia ha portato a un risultato che valorizza il segno visivo come elemento portante del racconto, dando vita a un’immagine che si distingue per la sua intensità e profondità.
Sauro Cantafame è “o’ tecnico”: su un Apecar, attraversa in solitudine un Sud lunare, di frontiera, tra la realtà e l’inverosimile. La sua missione è inserire cuori meccanici in anziani defunti, permettendo alle loro famiglie di fingere siano ancora in vita e riscuoterne la pensione. A seguito di un inaspettato incontro prende con sé un ragazzo fragile e in pericolo, il cui destino è tutto inscritto nel nome: Giocondo Infelice. Nel far questo si mette contro Vito ‘a scimmia, deità criminale che in quel territorio tutto gestisce e comanda. Cantafame insegna al ragazzo il suo strano mestiere di morte, sapienza e disincanto; Giocondo supera il suo muro interiore e finalmente trova un padre mai avuto. Ma Cantafame ha spettri del passato e un doloroso karma da completare che lo convincerà a sfidare Vito per la salvezza del ragazzo.
Written by: Angelo Acerbi
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