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Mostra del Cinema di Venezia

“Il fuoco che ti porti dentro”, intervista al regista Edoardo De Angelis

todaySeptember 11, 2026

Background
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83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Edoardo De Angelis: “Angela è una sorta di portatrice di istanze al tempo stesso matriarcali e maschiliste, due forze che contrastano dentro di lei”.

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    "Il fuoco che ti porti dentro", intervista al regista Edoardo De Angelis Chiara Nicoletti

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In concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Il fuoco che ti porti dentro racconta di Antonio, fuggito da Napoli anni prima per costruirsi a Milano una famiglia e una carriera lontano da sua madre Angela, donna esagerata nel bene e nel male, che lo raggiunge per Natale decisa a restare. La cena della Vigilia diventa un campo di battaglia emotivo, comico e feroce, tra un cappone che non vuole saperne di cuocere, una figlia che forse non arriverà mai e un ospite inatteso, fino a una resa dei conti tra madre e figlio destinata a cambiare per sempre il senso del loro legame. Il regista Edoardo De Angelis racconta come ha costruito il personaggio di Angela a partire dalla propria biografia, il lavoro fatto con gli attori su un set spogliato di ogni strumento tecnico, e la scelta di affidare al film anche gli odori e i sapori di quella sera.

Angela, tra attrazione e repulsione

Nelle note di regia, Edoardo De Angelis descrive Angela come un personaggio che  lo attrae e lo repelle.  Il regista napoletano racconta di essersi avvicinato al personaggio scritto da Antonio Franchini nel libro omonimo, con i propri strumenti personali, a partire dalla famiglia in cui è cresciuto: “Io sono stato allevato da tre donne, quindi diciamo la mia famiglia era un esempio di matriarcato perché non c’erano gli uomini e mi interessa come Angela sia una sorta di portatrice di istanze al tempo stesso matriarcali e maschiliste. Quindi sono due forze che contrastano dentro di lei, così come contrastano dentro di lei gli elementi che attraggono e gli elementi che repellono”. Per superare quel groviglio, dice, ha ripercorso gli elementi della propria biografia più vicini ad Angela, comportamento, atteggiamenti, tono di voce, lessico,  trovando un legame diretto con sua nonna: “Angela usa un lessico che in buona parte è sovrapponibile a quello che utilizzava mia nonna, che si esprimeva prevalentemente per proverbi”.

Un amore che brucia e non si consuma

De Angelis racconta poi la parte più complessa del lavoro, quella legata al tentativo di dipanare la nebbia di quel groviglio: “Un amore forte come un fuoco che ti illumina, che ti scalda, ma che anche ti brucia così forte che appena esci dal suo cono ti senti al freddo, ti senti solo e quindi devi ritornare a riscaldarti, a bruciarti, a scottarti”, si chiede, è “veramente un amore desiderabile nella vita, un amore che poi fa male?” Una domanda alla quale, spiega, non ha ancora risposta, e che non era comunque lo scopo del film: “Ho fatto il film non per dare una risposta, ma per esplorare questo sentimento e per farlo deflagrare”. Per raggiungere quella deflagrazione, racconta di aver chiesto agli attori “di non temere il deragliamento, di non temere la perdita del controllo, di lasciare emergere una forza ancestrale che avrebbe inevitabilmente a un certo punto preso il sopravvento”. Un lavoro reso possibile, dice, da un set spogliato di ogni strumento tecnico: “Ho tolto tutto. Era un set nudo, non c’erano carrelli, non c’erano dolly, non c’erano sistemi di stabilizzazione, non c’erano gli stativi. Tutte le luci erano in campo nella scenografia e gli attori erano liberi dentro questo recinto”. Una libertà che, aggiunge, era anche di linguaggio: “Erano liberi di deragliare, erano liberi di andare dove non si sa. E allora in questo senso per me è stato estremamente liberatorio anche in termini di linguaggio specificamente cinematografico”.


Plot

Angela è un personaggio che mi attrae e mi repelle, come tutto ciò che per me davvero conta. Pendo dalle sue labbra, dipendo dal suo sguardo, sto molto attento a cosa dico e a cosa faccio: cammino come sulle uova. Il fuoco che si porta dentro mi rende bisognoso di lei. Lontano da quel fuoco mi sento al freddo, nell’oscurità. Se mi avvicino troppo, però, ne avverto la forza devastante e sento che rischio di bruciarmi o di diventare proprio cenere. Insomma, Angela è qualcuno da cui mi viene voglia di fuggire e al tempo stesso so di non avere scampo da lei. Solo l’ineluttabile potrà separarci.
Per fare fronte ad Angela, mi resta solo un’arma: il cinema.

Written by: Chiara Nicoletti

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