Rappresentare una visione del mondo: il messaggio di ‘Comandante’
“Con un film non mandiamo un messaggio ma rappresentiamo una visione del mondo, quella di Salvatore Todaro declinata attraverso il suo concetto di forza e attraverso la sua idea di identità nazionale. Per Todaro l’uomo forte è quello capace di tendere la mano all’uomo debole”.
Le parole di Edoardo De Angelis, regista del film di apertura dell’80° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Comandante, conPierfrancesco Favino nei panni del comandante Salvatore Todaro, colui che nell’ottobre del 1940, dopo aver affondato un mercantile armato di supporto alle forze alleate, trasse in salvo i marinai superstiti per sbarcarli in porti neutrali e ottemperare così alla legge del mare.
La forza dell’umanità
Il film, in concorso a Venezia 80 e in uscita nelle sale il prossimo 1 novembre pone l’accento sull’umanità di Todaro, sul suo disubbidire alle leggi della guerra a favore di quelle del mare dove chi salva un solo uomo, salva, appunto, l’umanità. Per Favino, interpretare il comandante e mettere così al centro le storie e gli esseri umani è stato un sollievo.
Plot
All’inizio della Seconda guerra mondiale Salvatore Todaro comanda il sommergibile Cappellini della Regia Marina. Nell’ottobre del 1940, mentre naviga in Atlantico, nel buio della notte si profila la sagoma di un mercantile che viaggia a luci spente, il Kabalo, che in seguito si scoprirà di nazionalità belga e carico di materiale bellico inglese, che apre improvvisamente il fuoco contro il sommergibile e l'equipaggio italiano.
Scoppia una breve ma violenta battaglia nella quale Todaro affonda il mercantile a colpi di cannone. Ed è a questo punto che il Comandante prende una decisione destinata a fare la storia: salvare i 26 naufraghi belgi condannati ad affogare in mezzo all’oceano per sbarcarli nel porto sicuro più vicino, come previsto dalla legge del mare. Per accoglierli a bordo è costretto a navigare in emersione per tre giorni, rendendosi visibile alle forze nemiche e mettendo a repentaglio la sua vita e quella dei suoi uomini.
Quando il capitano del Kabalo, sbarcando nella baia di Santa Maria delle Azzorre, gli chiede perché si sia esposto a un tale rischio contravvenendo alle direttive del suo stesso comando, Salvatore Todaro risponde con le parole che lo hanno reso una leggenda: “Perché noi siamo italiani”.
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