“Revolver”, intervista alla regista Paoli De Luca e all’attrice Iaia Forte
Revolver di Paoli De Luca, con Iaia Forte, alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia 2026, sezione SIC@SIC.
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"Se mai le cose", intervista alla regista Giulia Cosentino Bianca Ferrari
Presentato in concorso alla Settimana Internazionale della Critica nella sezione SIC@SIC durante la Mostra del Cinema di Venezia 2026, Se mai le cose è un cortometraggio di Giulia Cosentino che racconta la fine di una storia d’amore attraverso gli oggetti, in particolare un corredo nuziale. Questa dimensione è però solo quella più evidente della trama, perché attraverso questa simbologia Se mai le cose racconta riflette da una prospettiva femminista e autoconsapevole sui diversi modelli relazionali e la storia delle donne che ci hanno preceduto.
Se mai le cose si concentra sulla memoria e sul dolore legato alla fine di una storia d’amore, utilizzando gli oggetti come simboli di un passato condiviso. Cosentino spiega di essere molto attenta alla dimensione tattile e sensoriale delle cose, che per lei rappresentano un modo per ritrovare pezzi di sé e riflettere sulla propria crescita personale. La scelta di usare oggetti legati a traslochi e spostamenti nasce dalla sua esperienza di vita, fatta di continui cambiamenti e abbandoni, che l’ha portata a considerare gli oggetti come tracce di identità.
Se mai le cose si inserisce in un contesto più ampio, che mette in relazione le trasformazioni personali con le tensioni sociali e politiche di una generazione. La protagonista si trova a confrontarsi con le eredità di un passato patriarcale, cercando di riflettere sul ruolo delle donne e sulle pressioni sociali che ancora influenzano le scelte di vita. Cosentino sottolinea come il film voglia essere un momento di riflessione collettiva, un invito a interrogarsi sulle proprie radici e sulle possibilità di cambiamento.
La regista spiega che l’idea di integrare immagini d’archivio e suoni fuori campo è nata dall’esigenza di creare un contrappunto tra passato e presente. La sua esperienza come autrice e il lavoro sull’archivio sono strumenti che utilizza da anni per riscrivere storie e dare voce a figure femminili spesso invisibili. In questo caso, l’archivio serve a riflettere sulla genealogia dei gesti di cura e di resistenza, reinterpretando le proprie radici in modo più contemporaneo. Cosentino evidenzia come il cinema femminile e femminista stia portando avanti questa riflessione, rendendo più consapevoli le nuove generazioni di scelte e eredità. Tra i progetti futuri, la regista sta lavorando su un tema di eredità politica e generazionale, focalizzandosi su giovani donne figlie di attivisti, per approfondire il rapporto tra identità e impegno politico.
Una mattina d’inverno a Catania, Rachele torna nell’appartamento in cui ha vissuto con Paolo per recuperare le sue cose. Mentre riempie gli scatoloni del trasloco, gli oggetti prendono voce, facendo riaffiorare i ricordi della loro storia d’amore appena conclusa. Il loro valore immateriale richiama l’eredità del corredo nuziale, aprendo una riflessione generazionale sul significato che oggi attribuiamo agli oggetti, alla casa e alle relazioni.
Written by: Bianca Ferrari
Settimana Internazionale della Critica
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