Dopo la vittoria lo scorso anno come miglior cortometraggio e miglior contributo tecnico alla Settimana Internazionale della Critica, la regista Paoli De Luca torna ai microfoni di FRED Film Radio – questa volta insieme all’attrice Iaia Forte – in occasione della Mostra del Cinema di Venezia 2026 dove ha presentato nella sezione SIC@SIC il nuovo cortometraggio Revolver.
Napoli. In un frenetico club techno – teatro di desiderio, dominio e sopravvivenza – i corpi si scontrano sotto le luci stroboscopiche. Al centro di tutto c’è Ronga, una go-go dancer trans che danza e ruota incessantemente dentro una gabbia di ferro; sui suoi tacchi a spillo, nutre la fame della folla. Attorno a lei orbitano Daniel, un fotografo attratto dalla sua bellezza cruda; Manuel, un’ossessione tossica e predatoria; e Medusa, l’enigmatica regina del club che domina dalla piattaforma più alta, con due mitragliatrici incastonate nel reggiseno: i suoi “Revolver”. Tra drink, ritmi incalzanti e giochi di potere, Ronga lotta per la propria dignità all’interno della crudele gerarchia del suo mondo notturno.
La sperimentazione visiva e l’evoluzione del racconto
De Luca analizza il suo approccio alle inquadrature e alle tecniche di ripresa usate in Revolver. Il cortometraggio, racconta la regista, è come se fosse diviso in due parti, a cui corrispondo due modi di usare la macchina da presa. All’inizi c’è una macchina a mano violenta, che poi si trasforma in inquadrature più calme e fisse, creando un percorso visuale che rispecchia l’evoluzione psicologica e emotiva dei personaggi. Questa scelta nasce dal desiderio di creare un contrasto che sottolinei la trasformazione del personaggio. La ripresa e il montaggio sono studiati per riflettere questa continua ricerca di equilibrio tra movimento e staticità, tra osservare e essere osservati. Si tratta di un “gioco” presente in Marina nella forma dello spiare, e che in Revolver si trasforma nell’atto del fotografare.
Una questione di empatia
È stata la stessa Iaia Forte a contattare Paoli De Luca con la volontà di lavorarci. In lei ha trovato una regista visionaria e competente, capace di usare il mezzo cinematografico per raccontare micro e macrocosmi attraverso pochi dialoghi e immagini potenti. Forte sottolinea quanto sia importante il rapporto umano e ludico tra le persone sul set, visto che il cinema, secondo lei, è un’arte comunitaria e condivisa. Entrambe concordano sull’importanza di far vivere il set come una famiglia, particolarmente importante nel cinema indipendente, dove l’amore per il progetto si manifesta nel modo in cui ci si prende cura l’uno dell’altro.
Plot
Napoli. In un frenetico club techno – teatro di desiderio, dominio e sopravvivenza – i corpi si scontrano sotto le luci stroboscopiche. Al centro di tutto c’è Ronga, una go-go dancer trans che danza e ruota incessantemente dentro una gabbia di ferro; sui suoi tacchi a spillo, nutre la fame della folla. Attorno a lei orbitano Daniel, un fotografo attratto dalla sua bellezza cruda; Manuel, un’ossessione tossica e predatoria; e Medusa, l’enigmatica regina del club che domina dalla piattaforma più alta, con due mitragliatrici incastonate nel reggiseno: i suoi “Revolver”. Tra drink, ritmi incalzanti e giochi di potere, Ronga lotta per la propria dignità all’interno della crudele gerarchia del suo mondo notturno.