Mostra di Venezia 2026, Adriano Giannini su L'estranea: “La tinta horror o di suspense non è usata per spaventare, è usata per indagare e far risuonare le paure più intime dentro di ognuno di noi”
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"L'estranea", intervista agli attori Romana Maggiora Vergano e Adriano GianniniChiara Nicoletti
In concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, L’estranea di Paolo Strippoli racconta una donna che si presenta all’improvviso a casa della propria figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea: un segreto a lungo custodito che ora torna a reclamare il suo prezzo. Adriano Giannini e Romana Maggiora Vergano, rispettivamente il padre e la figlia Alice Colonna della famiglia al centro della storia, raccontano la tragedia familiare messa in scena da Strippoli, il modo in cui il regista usa i generi per dare un nome alle paure, e il lavoro fatto per abitare un personaggio segnato da traumi mai vissuti in prima persona.
Un amore che diventa tragedia
Nelle sue note di regia, Paolo Strippoli definisce il film una tragedia moderna, nella sua accezione aristotelica. Per Giannini è prima di tutto una saga familiare: “È una saga familiare che diventa a tutti gli effetti una tragedia. È la storia di una famiglia che deve imparare ad amare nella maniera corretta: deve imparare ad amare senza costringere e senza dover a tutti i costi proteggere le persone che ama, ma lasciare loro anche lo spazio per la libertà individuale”. Maggiora Vergano ricollega il discorso alle conseguenze di quell’amore ingombrante sui figli: “Questo amore così sicuramente puro, però ingerente e soffocante, può causare delle conseguenze anche spietate, devastanti sui figli. Il mio personaggio, Alice Colonna, ne è la dimostrazione, insieme a quello di mio fratello Tobia, perché siamo in due in questa famiglia”.
La fiducia nel mondo di Paolo Strippoli
Al suo secondo film con Strippoli, Maggiora Vergano descrive un rapporto di fiducia costruito nel tempo: “Di Paolo comunque si fa presto a fidarsi: lui ti racconta questo immaginario che in un primo momento ti sembra delirante e impossibile da raccontare, e per un’interprete con poca esperienza come me fa anche un po’ paura prendersi questa responsabilità. Però in qualche modo lo rende così concreto e così divertente che poi non ne puoi più fare a meno”. Guardando la sua filmografia da spettatrice, aggiunge, la sensazione è quella di un cinema senza confini: “È vero che fa film di genere, ama e sostiene i film di genere, però ogni film suo che vedo da spettatrice, più vado avanti, più mi sembra che abbracci tanti generi diversi: non ci sono limiti alla sua visione”. Per Giannini, quelle tinte di genere hanno una funzione precisa: “Quello che ho amato, sia nella sceneggiatura che nella messa in scena e nella costruzione dei personaggi, è che la poetica di Paolo usa delle tinte di genere, più o meno horror, per far sì che allo spettatore, e forse anche ai personaggi, serva dare un nome a delle paure. Lo fa in una maniera molto sapiente, perché riesce a far vibrare queste paure veramente profonde anche nello spettatore. La tinta horror o di suspense non è usata per spaventare: è usata per indagare e far risuonare le paure più intime dentro di ognuno di noi”.
L’illusione del controllo
Maggiora Vergano si sofferma su un tema che le interessa da sempre nel cinema di Strippoli, quello del dolore e dei modi per compensarlo, collegando questo film al precedente: “Mi interessa tantissimo come lui intende il dolore e gli strumenti di cui parla spesso, di compensazione di questo. Abbiamo visto nel film precedente l’abbraccio miracoloso di questo bambino che assorbe il dolore degli altri; in questo caso, questa donna, che per me è madre ma innanzitutto è una donna, la protagonista del film, Anna Colonna, crede di avere l’illusione di poter avere il controllo sulla gestione dell’imprevisto, della casualità, della vita che accade”. Un’illusione che, spiega, diventa una spirale senza uscita: “È una spirale, non si capisce dove inizia e dove finisce: è una tortura che ci si autoinfligge, cercare una soluzione alla perdita del controllo, e credo che porti anche, a un certo punto, all’ennesima potenza, a impazzire potenzialmente”.
Plot
Una donna si presenta all’improvviso a casa della propria figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea.
Un segreto custodito a lungo che ora torna a reclamare il suo prezzo.
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