“Elena del Ghetto” al Parlamento Europeo: un film che parla all’oggi
Il regista Stefano Casertano e l’attore protagonista Marcello Maietta, che hanno presentato il film “Elena del Ghetto” al Parlamento Europeo. Non è stato un atto simbolico, ma che corrisponde a una scelta e una necessità precisa quella di portare il film proprio in quella sede: ricordare, ma soprattutto interrogare il presente.
“Elena del Ghetto” racconta un passato recente che parla di oggi, di esclusione, di identità, di confini invisibili che continuano a esistere. E quale luogo più appropriato del cuore dell’istituzione europea per porre queste domande?
Nell’intervista, emerge con forza il tema del linguaggio
“Elena del Ghetto” si distingue per una lingua particolare e unica, costruita con cura quasi artigianale. Il regista ha spiegato come questa scelta non sia stata decorativa, ma strutturale: la lingua diventa essa stessa narrazione, identità. Un elemento che rende il film inconfondibile e che ha colpito anche il pubblico presente alla proiezione. Un capitolo a parte merita il personaggio di Samuele, interpretato dall’attore Marcello Maietta, che nell’intervista ha raccontato con grande sensibilità il suo approccio al ruolo. Samuele non è un eroe nel senso classico: è un personaggio delicato, un po’ reietto anche lui, che osserva e sente ciò che gli altri non vogliono vedere.
L’attore ha descritto come questa sua condizione di outsider sia diventata la chiave interpretativa del personaggio e forse anche il punto di contatto più autentico con la storia di Elena.
Perché mostrarlo oggi al Parlamento Europeo?
Perché l’Europa ha bisogno di film che la interroghino. Non di risposte, ma di domande, poste con la forza dell’arte.
Plot
Ambientato a Roma tra il 1938 e il 1943, Elena del ghetto ripercorre la straordinaria storia di Elena Di Porto, una donna ebrea romana, forte, indipendente e coraggiosa che ha sfidato il regime fascista per salvare molte vite e ha segnato la storia del ghetto ebraico di Roma durante il fascismo e l’occupazione nazista. Una donna coraggiosa in tempi bui. Per essere diversi ci vuole coraggio: si rischia l’emarginazione e la punizione. I ribelli, però, intuiscono per primi quando qualcosa limita la libertà, e reagiscono anche in solitudine. Così fa Elena.
Elena è una donna fuori dagli schemi, separata dal marito, indossa i pantaloni, fuma, beve e gioca a stecca, per questo nel ghetto di Roma la chiamano “Elena la matta”. Il suo temperamento ribelle e indomito la porta a scontrarsi più volte con i fascisti che infestano il
quartiere. Arrestata in diverse occasioni, Elena non si ferma. Quando i nazisti occupano Roma, si unisce alla resistenza e riesce a scoprire in anticipo i piani del rastrellamento del ghetto, avvenuto il 16 ottobre 1943. Cerca di avvisare i suoi concittadini, ma come
farsi ascoltare quando sei considerata solo una "matta"?