Abbiamo incontrato Chiara Caselli al premio Maestri del Cinema a Fiesole. Chiara Caselli è un’artista poliedrica che ha conquistato il mondo del cinema attraverso una carriera eclettica. Il suo percorso inizia all’età di 19 anni con la mini-serie tv “Il commissario Corso” e da allora ha lavorato con una serie di registi di prestigio, tra cui Michelangelo Antonioni, Citto Maselli, Dario Argento, Pupi Avati, Peter del Monte, Liliana Cavani e Gus Van Sant. Ogni regista ha portato una sfida unica e affascinante per Chiara, che ha sempre abbracciato con passione.
In “Belli e dannati” di Gus Van Sant, Chiara ha affrontato un ruolo complesso, mentre in “Aldilà delle nuvole” di Michelangelo Antonioni ha avuto l’onore di lavorare con uno dei maestri del cinema italiano. Nel thriller psicologico “Non ho sonno” di Dario Argento, ha dimostrato la sua versatilità come attrice, affrontando una trama avvincente. “Il passato è una terra straniera” di Daniele Vicari è stato un altro capitolo importante nella sua carriera, confermando la sua abilità nel portare personaggi complessi sullo schermo.
Ma cosa cerca Chiara in un regista? È una sfida emozionante. Ogni attore è come un colore su una tavolozza e il regista è l’artista che dipinge il quadro. Deve essere disposta a essere il giallo, il nero o qualsiasi colore il regista desideri che sia. Il lavoro con un regista è un’avventura che inizia con la sceneggiatura, i costumi e l’incontro con i colleghi. È un salto nel vuoto, un’esperienza che le offre una grande scarica di rischio, ma che lei trova affascinante e gratificante.
Chiara non è solo un’attrice, ma anche una regista e fotografa di talento. Ha diretto due cortometraggi, “Per sempre” (in concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 2000 e vincitore di un Nastro d’argento) e “Molly Bloom” nel 2016, tratto dall’”Ulisse” di James Joyce (in concorso a Venezia nel 2016). Essere fotografa le ha sicuramente dato un vantaggio nella regia. Il senso dell’inquadratura è già presente nella sua attività fotografica, il che le ha permesso di lavorare in modo sinergico con i direttori della fotografia. In “Molly Bloom“, ad esempio, ha passato quasi 9 anni a costruire il film partendo dagli storyboard, filmando tutto prima di girare per garantire una visione precisa. Questo approccio dettagliato è stato reso possibile dalla sua esperienza fotografica, che le ha permesso di comunicare in modo efficace con il direttore della fotografia Matteo Cocco.
Quando si tratta di essere dall’altra parte dell’obiettivo, Chiara ammette di non amare particolarmente. Essere oggetto di foto è diverso dalla recitazione cinematografica, dove si è un personaggio all’interno di un flusso diverso. Tuttavia, riconosce il lato divertente di indossare abiti speciali per gli shooting e essere truccata e pettinata per queste occasioni. Ma senza dubbio, la sua vera passione è la fotografia. Quando interpreta un ruolo cinematografico, Chiara lascia da parte il suo ruolo di regista e fotografa ed è completamente dedicata all’essere un’interprete, un colore che il regista vuole che sia. La sua esperienza come regista le ha conferito una profonda comprensione del processo creativo e un profondo rispetto per il lavoro dei registi con cui collabora.
L’intervista esclusiva condotta da Fred Film Radio con Chiara Caselli ci offre un’occasione unica di entrare nel mondo di questa eclettica artista. Durante l’intervista, Chiara condivide le sue esperienze nel film “Lei mi parla ancora” di Pupi Avati, il suo rapporto con il regista e le emozioni che ha vissuto interpretando questo ruolo speciale.
Se vuoi saperne di più su Chiara Caselli e il suo coinvolgimento nel toccante film “Lei mi parla ancora” di Pupi Avati, non perderti questa intervista esclusiva.
Plot
Alla morte dell'amata moglie Caterina, Nino racconta la propria vita a Amicangelo, un aspirante romanziere. Tra i due uomini si sviluppa un rapporto sempre più profondo che diventa un'amicizia sincera.