Film d’apertura a Cannes 2025 e poi presentato al Bif&st di Bari 2026, “Allora Balliamo” arriva nelle sale italiane il 18 giugno distribuito da Fandango. Opera prima a lungometraggio della regista francese Amélie Bonnin, il film segue Cécile, interpretata da Juliette Armanet, chef parigina sul punto di aprire il suo ristorante gourmet, che un infarto del padre la costringe a tornare al villaggio dell’infanzia. Lì ritrova un amore di gioventù, e con lui tutte le domande a cui credeva di aver già risposto. Nel cast anche Bastien Bouillon, François Rollin, Tewfik Jallab e Dominique Blanc.
Una protagonista femminile, quasi per caso
Amélie Bonnin aveva esordito con un uomo al centro della storia. Scegliere una donna come protagonista del suo primo lungometraggio non è stata una decisione immediata: “Non pensavo che fosse possibile mettere una donna al centro come protagonista principale. Poi me lo hanno fatto notare e non solo questo, ma anche che poteva essere un racconto interessante partire dalla donna e mettere gli uomini attorno”. La regista aggiunge, con una punta di ironia, che la domanda stessa la lascia un po’ perplessa: “Mi fa sorridere il fatto che si faccia notare alle donne il fatto che scelgano di mettere sempre delle donne come protagoniste, mentre agli uomini la stessa domanda non viene fatta”.
Il padre e la lista
Uno dei dettagli più toccanti del film è la lista che il padre di Cécile tiene di tutto ciò che lei ha detto sulla cucina, sul posto che le ha lasciato. Un gesto che parla di amore e di ferita insieme. “Nonostante dica queste cose, in fondo dimostra di aver letto tutti gli articoli che parlano della figlia, quindi in qualche modo passa il messaggio che in realtà lui ama questa figlia profondamente. C’è un po’ questo amore, e anche questo shock allo stesso tempo”. Il padre è un uomo che non riesce a esternare i propri sentimenti; Cécile porta il peso del senso di colpa per aver lasciato tutto e essere andata via.
La pressione di non poter rinunciare a niente
Allora Balliamo è anche un film sulle aspettative, quelle che Cécile si impone da sola, quelle della relazione sentimentale, quelle di un padre verso una figlia. “C’è questo senso di pressione sul fatto che quasi lei non possa permettersi di lasciare indietro nessuno di questi ambiti: la coppia, la realizzazione professionale e via dicendo”. Riuscire in tutto, sempre, senza rinunciare a nessun fronte: è la trappola silenziosa che il film mette al centro, con la delicatezza di chi sa che è una storia che molte persone riconosceranno come propria.
Plot
Mentre Cécile sta per realizzare il suo sogno, aprire il suo ristorante gourmet, deve tornare al villaggio della sua infanzia in seguito all’infarto del padre. Lontana dal fermento parigino, ritrova il suo amore di gioventù. I ricordi riaffiorano e le sue certezze vacillano…