“We should all be futurists” , in concorso alla Settimana della critica, esplora il tema del piacere femminile attraverso il montaggio di film muti degli anni ’20.
Il cortometraggio è stato prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia, distribuito da Première Films e diretto dell’ex allieva del CSC – Scuola Nazionale di Cinema Angela Norelli, che è regista e montatrice.
Montaggio e drammaturgia.
Ai microfoni di Fred Film Radio Angela Norelli racconta di come sia riuscita a coniugare la sua passione per il montaggio con la regia e l’ideazione di un progetto molto originale, basato sulla scrittura attraverso il rimontaggio di film muti, che prendono un nuovo significato.
E se l’uomo-macchina immaginato da Marinetti fosse in realtà una possibile risposta alla ricerca del piacere al femminile?
I film degli anni ’20 vivono una nuova vita.
Grazie al lavoro meticoloso e coinvolgente di Angela Norelli, oltre venti film muti riprendono vita e cambiano forma. Tra gli autori “utilizzati” dalla regista e montatrice di “We should all be futurists” spiccano registi iconici che hanno fatto la storia del cinema: Man Ray, Ernst Lubitsch, Max Linder, Alice Guy, George Méliès… reinterpretati in chiave femminista.
Premiato a Venezia.
A “We Should All Be Futurists” di Angela Norelli va il Premio Miglior Contributo Tecnico della competizione Sic@Sic, con la motivazione: “Attraverso una meticolosa ricerca dei materiali d’archivio, un testo pungente, un’ironia e una comicità coinvolgenti, propone un ribaltamento della retorica bellicista e machista, costruendo un racconto fulmineo e leggero di una liberazione individuale”.
Plot
Tra gli anni ‘10 e ‘20 del Novecento, in un allusivo carteggio, Rosa confida all’amica Giorgina un segreto: l’uomo-macchina di cui parla Marinetti non è un futuro prossimo per gli uomini, come dicono i futuristi. È un presente per le donne, che Giorgina può ricevere per posta. Il cortometraggio è interamente realizzato attraverso il rimontaggio di film muti.