A nove anni da “Youth”, Paolo Sorrentino torna al Festival che gli ha dato risonanza internazionale, Cannes 77 con il suo decimo lavoro, “Parthenope“, unico titolo italiano in concorso.
Ritrova la sua Napoli dopo la felice e coinvolgente parentesi autobiografica di “È stata la mano di Dio” per una storia concepita ben 20 anni fa e che mette in parallelo la città con una donna, “Parthenope“, che come Napoli è libera, pericolosa e non giudica mai.
Prima volta con una protagonista femminile per un viaggio epico verso la libertà che poteva essere solo consegnato nelle mani di una donna, anzi, di due donne a dare volto e anima a “Parthenope”, Stefania Sandrelli e Celeste Dalla Porta. Quest’ultima la interpreta dai 18 anni ai 30, prima dell’addio a Napoli per una carriera da antropologa a Trento e ne racchiude la spensieratezza della giovinezza, breve come lo sono tutte.
“Volevo parlare di una giovinezza sognata, più che di una giovinezza vissuta” ha detto Paolo Sorrentino, spiegando che tutti quegli episodi vertiginosi che si dovrebbero vivere in gioventù, lui non li ha mai vissuti e per questo immaginati nel suo decimo film.
“Parthenope“, Prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment, società del Gruppo Fremantle, Anthony Vaccarello per Saint Laurent, Paolo Sorrentino per Numero 10 e Ardavan Safaee per Pathé, in Italia lo vedremo in autunno, distribuito da una nuova realtà appena nata, la Piperfilm.
Plot
Il lungo viaggio della vita di Parthenope, dal 1950, quando nasce, fino a oggi. Un’epica del femminile senza eroismi, ma abitata dalla passione inesorabile per la libertà, per Napoli e gli imprevedibili volti dell’amore. I veri, gli inutili e quelli indicibili, che ti condannano al dolore. E poi ti fanno ricominciare. La perfetta estate di Capri, da ragazzi, avvolta nella spensieratezza. E l’agguato della fine. Le giovinezze hanno questo in comune: la brevità.
E poi tutti gli altri, i napoletani, vissuti, osservati, amati, uomini e donne, disillusi e vitali, le loro derive malinconiche, le ironie tragiche, gli occhi un po’ avviliti, le impazienze, la perdita della speranza di poter ridere ancora una volta per un uomo distinto che inciampa e cade in una via del centro. Sa essere lunghissima la vita, memorabile o ordinaria. Lo scorrere del tempo regala tutto il repertorio di sentimenti. E lì in fondo, vicina e lontana, questa città indefinibile, Napoli, che ammalia, incanta, urla, ride e poi sa farti male.