In sala dal 26 settembre con 01 Distribution, il film racconta la storia personale della regista con il padre e gli da una lettura in chiave fiabesca, come era il cinema di Luigi Comencini.
Quello che sulla carta poteva essere un ruolo arduo e grande responsabilità, interpretare non solo il padre della regista ma un grande uomo di cinema, è poi diventato facile grazie all’atmosfera creata sul set dalla regista.
Lo racconta Gifuni che si dice innamorato del film sin dalla sceneggiatura, da attore e ora ancora di più da spettatore.
La chiave dev’empatia generata dal film sta, secondo Gifuni, nel fatto che non è solo la storia personale della regista ma in maniera più universale, è la storia di un padre e una figlia.
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“Il tempo che ci vuole”, intervista all’attore Fabrizio GifuniChiara Nicoletti
Un padre e una figlia. Il cinema e la vita. L’infanzia che sembra perfetta e poi diventare grandi sbagliando tutto. Cadere e rialzarsi, ricominciare, invecchiare, diventare fragili, lasciarsi andare ma non perdersi mai. Il tempo che ci vuole per salvarsi.
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