Domenica 28 giugno al Teatro Miela di Trieste, Saul Nanni riceve il Premio Prospettiva alla 27ª edizione dello ShorTS International Film Festival 2026. Un riconoscimento che porta con sé nomi importanti, da Luca Marinelli ad Alba Rohrwacher, e che il direttore artistico Maurizio Di Rienzo ha voluto assegnare a un attore che definisce “luciferino, ambiguo, dolce e forte”, già oltre la prospettiva del titolo. In occasione della masterclass al Teatro Miela, Nanni ha ripercorso un percorso iniziato per caso a 13 anni e diventato, con il tempo, una scelta sempre più consapevole.
Un premio fortunato, una compagnia d’eccezione
Saul Nanni accoglie il Premio Prospettiva con entusiasmo genuino, soprattutto per la compagnia in cui si trova. “L’idea di condividere un premio che ha fatto parte del percorso di tantissimi attori italiani per cui provo una stima incredibile, come Luca Marinelli, ma anche amici come Matilda De Angelis o Francesco Gheghi, è un premio fortunato, mi viene detto, che porta fortuna.” Le parole di Maurizio Di Rienzo lo colpiscono, e le accetta con la stessa onestà con cui descrive il suo lavoro: l’idea, dice, è quella di “provare veramente a buttarsi dentro qualcosa di non proprio, provare veramente a vivere queste emozioni così lontane da quello che siamo noi.”
Un inizio per caso, una curiosità per sempre
Saul Nanni ha iniziato a recitare a 13 anni, quasi per caso. Il set gli è venuto incontro al momento giusto e lui lo ha accolto con la curiosità che ancora oggi lo definisce. “Con gli anni ho capito che poteva essere qualcosa che avrebbe potuto dare l’occasione di conoscere più sfumature di vita. Mi sento in primis un grande curioso.” La prima vera svolta arriva con Pupi Avati e “Il fulgore di Dony“, dove interpreta un ragazzo con difficoltà fisiche in un progetto autoriale lontano dai ruoli giovanili di cui aveva fatto esperienza fino ad allora. “A Pupi vorrò sempre molto bene perché mi ha dato un’occasione in un momento delicato della mia vita.“
Brado e Kim Rossi Stuart, il padre spirituale
Se Avati ha segnato il primo passo, è “Brado” di Kim Rossi Stuart a rappresentare il vero cambio di rotta. “Kim per la prima volta mi ha fatto sentire veramente visto.” Un ruolo scritto con una profondità rara per un attore della sua età, che lo ha messo a confronto con se stesso, con i propri limiti e le proprie potenzialità. “È stato veramente una guida per me“, dice Saul Nanni , definendo Rossi Stuart il suo “padre spirituale” nel cinema.
Il vortice del biennio 2024-2025
Tre progetti radicalmente diversi in poco più di un anno: “Supersex“, Il Gattopardo” e il film di Muccino. Un vortice che Saul Nanni ha gestito abbracciando la natura stessa del mestiere. “Il bello di questo mondo è l’occasione di aprire un file, un argomento, entrarci appieno per sei mesi pensandoci dalla mattina alla sera, e poi richiuderlo per buttarmi in altro.” Rocco Siffredi, un principe siciliano del 1860, personaggi lontanissimi da lui e tra loro: “Mi sono semplicemente goduto personaggi tanto lontani buttandomi in mondi diversi.”
La libertà di scegliere
Oggi Saul Nanni dice di sentirsi per la prima volta davvero libero, e di essere orgoglioso di questo. “Mi sto destreggiando nell’idea di fare ciò che mi arricchisce e mi porta fuori dalla mia comfort zone.” Un atteggiamento che deve molto a un consiglio ricevuto da Alessandro Borghi: “fai ciò che ti piace.” Parole semplici che nascondono una verità difficile: avere il coraggio di scegliere, senza troppi problemi o troppe domande.