In occasione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026, il direttore artistico Alberto Barbera riflette sui grandi temi che predomineranno in questa 83^ edizione: dalle potenzialità creative dell’intelligenza artificiale alla scelta di alcuni studios di saltare i grandi festival, fino alla vitalità del nuovo cinema italiano e alle sorprese in programma, Oasis compresi.
L’intelligenza artificiale, uno strumento «pazzesco» al servizio della creatività
Sul dibattito attorno all’intelligenza artificiale applicata al cinema, Barbera prende le distanze dai toni allarmistici prevalsi finora: “La mia impressione è che finora nei tantissimi discorsi fatti sulla intelligenza artificiale e sull’applicazione dell’intelligenza artificiale al cinema siano prevalse le preoccupazioni, i timori, in qualche caso addirittura l’angoscia per le conseguenze negative che questo strumento tecnologico può avere sul cinema, sul linguaggio, sulla professionalità dei suoi addetti, sull’occupazione dei lavoratori. Credo sia il momento di cominciare a ragionare invece sulle potenzialità dell’utilizzo creativo di questo strumento che è pazzesco.” Per il direttore l’impatto sarà epocale: “Credo avrà un impatto sull’intero genere umano paragonabile alla rivoluzione industriale dell’800 perché cambierà tutto: la nostra vita, il modo di produrre, il modo di relazionarci a vicenda.” A dimostrarlo, in programma un documentario su Renzo Rosso realizzato interamente con l’IA, “una scelta voluta dalla società di produzione Our Film, che ha implementato un workflow tecnologico inedito con un gruppo di giovanissimi ragazzi”, a riprova che “l’IA è una delle strade che il cinema del domani perseguirà inevitabilmente, sia perché abbassa enormemente i costi, sia perché consente di fare cose che altrimenti non potrebbero essere fatte.”
Gli studios che saltano i festival: incapacità o paura?
Sulla tendenza di alcuni studios e piattaforme a rinunciare alla presentazione in un grande festival come Venezia, caso emblematico Digger, Barbera invita a non trarre conclusioni affrettate: “Il fatto che non ci siano grandi film degli Studios quest’anno a Venezia è più il frutto di una situazione produttiva che non una scelta precisa.” Il nuovo film di David Fincher, spiega, ha accumulato ritardi per problemi personali del regista, mentre l’atteso seguito di The Social Network non sarà pronto in tempo. Sul rapporto con la critica, però, un’ammissione: “Gli studios temono una risposta non positiva della critica perché sono terrorizzati dall’idea che un solo critico possa parlar male di un film, come se gli spettatori di oggi leggessero ancora le recensioni, cosa che purtroppo avviene sempre meno.” Una fase, la definisce, ancora di transizione: “Siamo in una fase intermedia: gli studios non sanno ancora come utilizzare bene i nuovi strumenti di promozione in un limbo temporaneo di prudenza eccessiva.”
Il cinema italiano oggi: aperto ai giovani e alle nuove strategie
Sulla presenza italiana in concorso, con titoli di genere come L’Estranea di Strippoli, Barbera descrive un panorama in piena trasformazione: “Il cinema italiano oggi è estremamente diversificato. È fatto di grandi autori ancora attivi, ma anche di una generazione di mezzo come De Angelis e Pallaoro. Ci sono tantissimi giovani registi: Strippoli a 33 anni è già al terzo film ed è in concorso grazie a un salto di qualità.” Un cinema, sottolinea, che ha superato i vecchi cliché: “Il cinema italiano non è più fatto solo di cloni della commedia o cinema ombelicale; è finalmente aperto alle nuove strategie di comunicazione e ai giovani.” Una necessità, per Barbera, dettata anche dal pubblico: “La maggior parte degli spettatori oggi sono ragazzi: se non si dialoga con loro, sono dolori.”
DAU, un progetto inseguito per vent’anni
Sull’arrivo a Venezia di DAU, Barbera racconta un rapporto di lunga data con il produttore Filippo Ber: “Conosco il produttore Filippo Ber dal 1999. Parliamo di questo film da tempo; il progetto è partito nel 2006. Dall’anno scorso mi aveva promesso che sarebbe venuto a Venezia perché è il festival ideale per un’opera così ambiziosa e complessa.” Un’opera fiume che condensa un’epoca intera: “Dura 3 ore e mezza, ma c’è dentro tutto: la biografia di Landau, il rapporto tra artisti e potere sovietico, mezzo secolo condensato in un film.”
La sorpresa dell’edizione: il film sugli Oasis
Alla domanda sulla “chicca” inaspettata di questa edizione, Barbera non ha dubbi: “Il film sugli Oasis. Nessuno sapeva della sua esistenza fino a giugno.” Non un semplice concert-film, ma qualcosa di più: “Non è solo un film concerto, ma un documentario sulla riappacificazione dei due fratelli, sul tour mondiale e sulla reazione emotiva dei fan.” Un titolo che Barbera colloca tra i grandi classici del genere: “È uno dei grandi film musicali della storia del cinema e i due fratelli hanno promesso di venire a presentarlo a Venezia.”