Presentato alle Giornate degli Autori durante la Mostra del Cinema di Venezia 2026, il documentario La leggenda del deserto parla della storia del popolo Sahrawi e il suo esodo dal Sahara Occidentale, occupato militarmente dal Marocco dal 1975. Della storia passata e presente del Fronte Polisario e della responsabilità occidentale abbiamo parlato con la regista Elisabetta Giannini, la protagonista Carolina De Lillo Magliulo e la produttrice Antonietta De Lillo. La loro testimonianza ci ricorda l’importanza di mantenere viva la memoria di un popolo dimenticato.
Lo sguardo di una bambina tra archivio e presente
Il ruolo della regia e l’uso del materiale d’archivio sono stati al centro della conversazione. Giannini spiega di aver scelto di raccontare la storia dal punto di vista di Carolina, bambina e futura portavoce di un’eredità storica. L’utilizzo di filmati d’epoca, combinato con immagini recenti girate durante il viaggio, crea un ponte tra passato e presente, rendendo il racconto più immediato e coinvolgente. La scelta di seguire la prospettiva di una bambina nasce dall’idea di mostrare come l’ingiustizia vissuta dai Sahrawi sia un tema che riguarda tutti, comprese le nuove generazioni.
Una produzione costruita sulla fiducia
La leggenda del deserto si distingue anche per la sua forte componente umana e politica, grazie a un rapporto diretto e di fiducia con il popolo Sahrawi. De Lillo evidenzia come la produzione sia stata possibile grazie a fondi internazionali e a una rete di relazioni costruite nel tempo, che hanno permesso di affrontare temi delicati come le mine e le violazioni dei diritti umani. Il film, sottolinea la produttrice, nasce dall’amore e dalla fiducia, elementi fondamentali per un’opera che vuole essere anche un atto di responsabilità civile.
Il viaggio nei campi Sahrawi
Per Carolina De Lillo Magliulo, protagonista e figura centrale del documentario, l’esperienza è stata profondamente toccante. La volontà di tornare nei campi Sahrawi e di condividere questa realtà con il pubblico nasce dal desiderio di far conoscere una storia ancora troppo poco raccontata. Il viaggio, racconta la protagonista ha rafforzato il suo senso di giustizia e di responsabilità, portandola a riflettere sul ruolo dei media e sulla necessità di fare pressione sui governi per ottenere giustizia e visibilità. La leggenda del deserto si propone così come un potente strumento di sensibilizzazione, destinato a girare nelle scuole e sui media, per mantenere viva la memoria di un popolo che lotta per la propria libertà.
Plot
Negli anni ’90, una bambina di otto anni, Carolina, viene portata nel deserto del Sahara. Dove incontra i Saharawi, un popolo costretto all’esilio dopo essere stato cacciato dalla propria terra. In quei campi profughi sospesi nel tempo cresce l’idea che il ritorno a casa sia imminente, grazie alla promessa di un referendum che restituirà il Sahara Occidentale al suo popolo. Un giorno, mentre la piccola Carolina cammina tra le dune, un vento improvviso la travolge e la trascina in avanti nel tempo. Trent’anni dopo: è di nuovo lei, ma adulta. Si ritrova nello stesso deserto, vede ancora gli stessi volti, ma ora sono segnati dagli anni. I bambini che aveva conosciuto sono diventati adulti, e una nuova generazione ha preso il loro posto: bambini appena rientrati da Napoli, dove sono stati accolti lontano dal deserto, compiendo un viaggio opposto al suo. Attraverso i loro incontri, la protagonista intraprende una ricerca intima e collettiva sul significato di “casa” per chi vive in esilio. Nel confronto tra passato e presente, tra infanzia e maturità, emerge una verità amara: il referendum tanto atteso dai Saharawi si è trasformato in un miraggio lontano. E mentre la speranza si consuma lentamente, una nuova, inquietante prospettiva prende forma.