Emanuela Fanelli, intervista alla Conduttrice della 82° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia
Emanuela Fanelli, conduttrice di Venezia 82, artista perfetta per rappresentare il connubio, presente alla Mostra, tra cinema d'autore e mainstream.
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“Conversation with” at the 20th Marrakech IFF, interview with actor Willem Dafoe Bénédicte Prot
In concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026, A Bit of Light – Un po’ di luce racconta di un medico iraniano che, dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio, decide di porre fine alla propria vita e trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre per prepararli alla sua scomparsa, prima che la compassione e la vicinanza dimostrategli lo riconcilino con la realtà. Al suo sesto lungometraggio, il regista iraniano Ali Asgari rivela la genesi del film, scritto insieme a Shadmehr Rastin (lo stesso di Un Semplice incidente di Jafar Panahi) e girato durante la guerra dello scorso giugno, il significato della luce del titolo, e il percorso familiare che chiude la storia.
Alla domanda su come sia nato il film, Asgari lo lega direttamente al conflitto che ha attraversato l’Iran: “Il film è nato da un’idea durante la guerra che è successa lo scorso giugno. Io ho sempre voluto fare un film sulla vita accanto alla tragedia, quindi per me era molto importante raccontare una storia sulle piccole cose della vita quotidiana accanto alla guerra”. Spiega di aver scelto deliberatamente di non affrontare la guerra direttamente: “Non volevo parlare della guerra o del massacro che è avvenuto a gennaio in Iran, ma volevo raccontare le conseguenze di queste cose che succedono”. Racconta poi le condizioni delle riprese, girate durante il conflitto: “Fare un film del genere in quella situazione, dato che abbiamo girato proprio durante la guerra sotto i bombardamenti, era davvero molto difficile. Per fare questo film ci voleva un’equipe abbastanza coraggiosa da poter continuare”.
Alla domanda se la luce del titolo rappresenti quei piccoli momenti a cui aggrapparsi per affrontare una sofferenza costante, Asgari conferma spiegando il significato del titolo: “Questa piccola luce che nel film stiamo cercando viene da questo concetto, perché in Iran non si può più parlare della speranza grande o delle luci grandi. Per me era importante sottolineare queste piccole cose della vita, perché secondo me sono queste che fanno la vita, e la vita è fatta da queste piccole cose”. Descrive il contesto che rende necessaria questa scelta: “Siamo sempre circondati da notizie brutte e da tutto quello che succede nel mondo, come le guerre. Poi secondo me dimentichiamo qual è il senso della vita, che per me risiede proprio in queste cose piccole che abbiamo dimenticato. Era importante sottolinearle, ma sapendo che vivendo in questo momento è molto difficile parlare delle cose grandi, ho deciso di raccontare le cose piccole della vita”.
Alla domanda se il percorso del protagonista, di casa in casa dalle sorelle fino alla madre, fosse previsto fin dall’inizio, Asgari conferma: “Fin dall’inizio c’era questa storia di famiglia su qualcuno che vuole commettere suicidio. C’è il concetto della famiglia in cui alla fine del film sono tutti insieme. Era importante che una tragedia che poteva succedere si includesse e concludesse con una speranza così forte di una famiglia unita”. Racconta anche la componente personale dietro il rapporto tra madre e figlio raccontato nel film: “Ho un rapporto molto forte con mia mamma, e volevo sottolineare questo per apprezzare le mamme del mondo”.
Dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio, un medico iraniano, disilluso, perde ogni fiducia nel futuro. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa. Ma la compassione, la cura e la vicinanza che gli dimostrano finiscono per riconciliarlo con la realtà.
Written by: Chiara Nicoletti
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Ali AsgariFilm
A bit of lightFestival
Mostra del Cinema di VeneziatodaySeptember 10, 2025 2
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