Presentato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, I figli della scimmia di Tommaso Landucci racconta di Dario, padre di un bambino disabile a cui dedica ogni cura, che nel crescente legame con il nipote adolescente ritrova il figlio che avrebbe voluto avere, assumendo il ruolo del padre che avrebbe potuto essere: un gioco di proiezioni e desideri inespressi destinato a incrinare il suo equilibrio interiore e travolgere l’intera famiglia.
Riccardo Scamarcio e Fausto Russo Alesi, che interpretano i due fratelli al centro della storia, raccontano il peso dell’intero contesto familiare nel film, il tabù del lutto che molti genitori vivono per il figlio che avrebbero voluto avere, e quanto quel tema li abbia toccati personalmente.
Una famiglia intera in scena
Alla domanda se abbiano sentito, nel lavorare al film, che oltre alla paternità si raccontasse anche il rapporto tra due fratelli che sono anche figli, Scamarcio conferma partendo dal rapporto con il personaggio di Russo Alesi: “C’è un protagonista, però il rapporto, per esempio, tra me e Fausto è un rapporto fondamentale. Intanto perché scorgiamo e capiamo che ci sono delle cose chiaramente non risolte, anche nel rapporto tra il personaggio di Fausto e nostro padre, che è interpretato magistralmente da Luigi Diberti, e un po’ si capisce che io sono il figlio un po’ prediletto, no? E quindi dinamiche tipiche di una famiglia, appunto”.
Sottolinea poi l’importanza del tono scelto per raccontare quella normalità: “È anche un film dove il tono è molto importante, e questo tono cerca di portare in scena dei personaggi autentici che fanno una vita normale, di media borghesia, non hanno niente di eclatante, non hanno case pazzesche e fanno un lavoro come i periti assicuratori, no? Anche qui la scelta del mestiere è una scelta non casuale. In questa normalità poi ci sono dei dialoghi in cui non ci diciamo chissà che cosa, tranne poi da un certo punto in poi, ma è un po’ una punteggiatura tra le cose che non abbiamo il coraggio di dirci”.
Russo Alesi conferma l’importanza di quel contesto familiare più ampio: “Penso che la famiglia intorno alla storia principale sia molto importante. Penso che ci si possa riconoscere in queste dinamiche familiari, ma anche in qualcosa che magari non si risolve negli anni, si lascia lì da parte, magari non si affronta più a un certo punto e invece a volte la vita ti mette proprio davanti a questo”. Descrive anche la differenza tra i due personaggi: “C’è appunto questa forza del personaggio di Riccardo di viversi il presente, mentre il mio personaggio è come se volesse garantirsi un futuro in tutti i modi, e invece in realtà non puoi garantirti un futuro, soprattutto puntando così su un figlio e decidendo di volerlo come tu lo hai pensato”.
Un tabù, il lutto per il figlio immaginato
Alla domanda sul percorso fatto per costruire un personaggio che vive un tabù, quello del lutto che molti genitori di figli con disabilità elaborano per i genitori e i figli che pensavano di diventare o avere, Scamarcio racconta di essere partito da un’idea precisa su Dario: “Il personaggio che interpreto, Dario, è un uomo che non riesce a decifrare il suo stato, ma è abitato dal suo inconscio che in qualche modo ha preso un po’ il sopravvento in questa fase in cui viene raccontato il personaggio, e quindi agisce e si muove a volte anche in maniera maldestra, proprio perché non riesce a capire dove sta”.
Racconta il sentimento provato nell’immedesimarsi in quella condizione: “L’idea da parte mia, che sono l’attore che ha dato vita a questo personaggio, di pensare che un uomo possa vivere una situazione del genere, un papà nel non riuscire a decifrare bene, mi ha fatto provare una tale tenerezza. Ho provato proprio della tenerezza e una specie di amore vero nei confronti di questo personaggio, per cui da qualche parte ho sospeso la mia determinazione e a volte la veemenza nell’interpretare i personaggi e mi sono fatto proprio guidare da questa sensazione”.
Un argomento che ti lascia disarmato
Fausto Russo Alesi descrive l’effetto che quel tema ha avuto su di lui: “È un argomento che ti lascia un po’ disarmato, perché è proprio quella zona dove qualsiasi cosa hai pensato ti si rivolta contro, cioè è il contrario. È tutto da scoprire, da ripensare, da ritornarci, e quindi respirare questo sentimento è molto emozionante”. Un’esperienza, aggiunge, che lo tocca personalmente da entrambi i lati della relazione genitore-figlio: “Io sono certamente figlio, sono anche padre, quindi non può non risuonare qualcosa di strettamente connaturato con quello che siamo”.
Plot
Dario è padre di un bambino disabile, al quale dedica ogni cura e attenzione, e ha un bellissimo rapporto con il figlio adolescente di suo fratello. Nel crescente legame con il nipote ritrova il figlio che avrebbe voluto avere, e assume il ruolo del padre che avrebbe potuto essere. Un gioco di proiezioni e desideri inespressi che finirà per incrinare l’equilibrio interiore di Dario e travolgere l’intera famiglia.