Si è conclusa a Benevento la decima edizione del BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione, in scena dal 9 al 14 luglio 2026. Il direttore artistico e fondatore Antonio Frascadore racconta ai microfoni di FRED Film Radio le origini della manifestazione e traccia il bilancio di un’edizione da record.
Un festival per le persone, tra grande e piccolo schermo
Sull’origine del BCT, Frascadore parte dal nome: “Il BCT è semplicemente un acronimo che sta per Benevento Cinema e Televisione, e nell’acronimo c’è già l’essenza totale di questo festival: unire due mondi apparentemente distanti come quelli del piccolo e del grande schermo e metterli insieme in un unico evento.” L’obiettivo, spiega, è avvicinare il pubblico ai meccanismi della produzione: “È un festival per le persone, per permettere alle migliaia di visitatori di capire i meccanismi dietro una produzione cinematografica o un programma televisivo, il ‘dietro le quinte’.” Un’esperienza diffusa in tutto il centro storico di Benevento: “Si sviluppa in tutto il centro storico della città, dove le persone possono scegliere ogni sera a quale appuntamento assistere.”
Un bilancio da record per l’edizione 2026
Sulla decima edizione, Frascadore si dice pienamente soddisfatto: “Sono oggettivamente soddisfatto perché il metro di misura reale è la risposta del pubblico, che quest’anno ha seguito in massa gli eventi. Ieri sera migliaia di persone hanno affollato il centro storico, confermando che le scelte artistiche erano corrette.” Le location costantemente esaurite, spiega, sono la prova della tenuta del format: “Quando registri location costantemente sold out, capisci che l’evento ha una forza attrattiva notevole e resta un festival per le persone.” Determinante, quest’anno, anche una scelta di calendario: “Gli altri anni iniziavamo di martedì e finivamo domenica, mentre quest’anno siamo andati dal giovedì al martedì. Iniziare a ridosso del weekend è stata una scelta vincente, perché gli eventi del fine settimana hanno fatto da traino per il lunedì e il martedì.”
Un pubblico sempre più trasversale
Sull’evoluzione del pubblico in dieci anni, Frascadore osserva una crescente varietà di generi ed età: “La bellezza sta nella capacità di spaziare tra generi, età e cultura; è un po’ come un multisala, o come usare il telecomando stando sul divano di casa.” Tra gli ospiti di quest’anno: “In questa decima edizione abbiamo avuto ospiti molto diversi tra loro: da Matteo Garrone, Elio Germano, Elena Sofia Ricci e Anna Ferzetti fino a Pio e Amedeo, Can Yaman, Nek, Giulia Salemi, la Gialappa’s, Paolo Conticini e Bianca Guaccero.” Alcune scelte, ammette, sono nate fuori dai propri gusti personali: “Dove ci siamo meravigliati è stato con Leutum, un gamer e YouTuber; lì sono stato indirizzato da mio figlio di 10 anni. Chi fa il mio lavoro deve saper guardare oltre i propri gusti personali. Io ho 45 anni e magari ascolto Elio Germano, ma so che per un target dai 7 ai 16 anni mostri sacri come Garrone o Germano possono essere distanti. Un festival deve raccontare linguaggi diversi per accontentare tutti.”
Musica, e in futuro forse anche teatro
Accanto a cinema e televisione, il BCT negli anni ha aggiunto la musica: “Da diversi anni uniamo la musica come appendice finale. Quest’anno abbiamo avuto Sal Da Vinci e il cantautore Alfa per una chiusura in festa.” Un segmento che potrebbe presto allargarsi: “Non escludo che dal prossimo anno si possa aggiungere un ulteriore segmento che amo molto: il teatro.”
Una foto che vale dieci anni di sacrifici
Alla domanda su cosa lo renda più orgoglioso di questa edizione, Frascadore sceglie un’immagine: “Una foto che mi hanno inviato del centro storico di Benevento dove non si vedeva il pavimento per la fiumana di persone. Quella foto è la risposta a tutte le notti insonni, allo stress e ai sacrifici fatti; significa che hai scelto bene e che le persone lo hanno capito.” Guardando già all’undicesima edizione, il fondatore del BCT non si tira indietro: “Ci proviamo assolutamente. Ora rallentiamo un po’ il ritmo per recuperare energie, ma senza staccare completamente perché amo il mio lavoro.”