È da quando Gabriele Mainettilo ha chiamato per il ruolo del villain in “Freaks Out” che l’attore tedesco Franz Rogowskiè entrato nei radar del cinema italiano.
Dopo “Disco Boy” di Giacomo Abruzzese, presentato in concorso all’ultima edizione della Berlinale, Franz Rogowskiapproda alla 80esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia come protagonista di “Lubo“, film in competizione ufficiale diretto da un altro italiano, Giorgio Diritti.
In “Lubo”, Rogowskiparla quasi tre lingue perfettamente e in conferenza stampa, oltre a questa intervista, sfoggia un italiano impeccabile oltre all’inglese. Insieme a lui anche l’attrice Valentina Vellè.
Partendo dalla sua dichiarazione di non sentirsi un attore dall’identità tedesca, l’attore indimenticabile in “Transit“ e “Undine” di Christian Petzold, conferma: “Oggi sono un po’ Lubo, domani sarò qualcun altro, l’identità deve essere fluida“.
Plot
Lubo è un nomade, un artista di strada che nel 1939 viene chiamato nell’esercito elvetico a difendere i confini nazionali dal rischio di un’invasione tedesca. Poco tempo dopo scopre che sua moglie è morta nel tentativo di impedire ai gendarmi di portare via i loro tre figli piccoli, che, in quanto Jenisch, sono stati strappati alla famiglia, secondo il programma di rieducazione nazionale per i bambini di strada (Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse). Lubo sa che non avrà più pace fino a quando non avrà ritrovato i suoi figli e ottenuto giustizia per la sua storia e per quella di tutti i diversi come lui.
"Mare Mosso" di Roberto Cimpanelli con Eduardo Scarpetta e Beatrice Fiorentini riflette i sentimenti di rassegnazione e speranza tipici dei film noir, tra passato oscuro e desiderio di redenzione.
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