“Vicino casa mia c’erano due cinema e lì io andavo a vedere tanti film, soprattutto americani. Mentre in televisione ho guardato molte pellicole del Neorealismo, Rossellini, De Sica. Vedendo quel tipo di cinema, mi è venuta la passione per quest’arte“. Italiano di nascita, cresciuto in Svizzera, e con una carriera lunga e importante, Pietro Scalia, giurato al Riviera International Film Festival, racconta a Fred Film Radio com’è nato il suo amore per il cinema e com’è diventato un montatore di successo, vincendo due premi Oscar, uno con “JFK-Un caso ancora aperto” di Oliver Stone e il secondo con “Black Hawk Down” di Ridley Scott.
“Con JFK è stato un lavoro lunghissimo e molto duro. Avevo paura di fallire. È stata una grande esperienza, che mi ha portato a vincere il mio primo Oscar a 31 anni. Ho affrontato un’altra esperienza dura con il film di Scott. Anche in quel caso è stata durissima per la quantità di materiale su cui lavorare. Quel lavoro mi ha fatto vincere la seconda statuetta. E così ho capito che se vuoi vincere un Oscar, devi andare all’inferno per ritirarlo“, dice sorridendo.
Scalia ricorda anche l’esperienza con Bernardo Bertolucci, con il quale ha lavorato negli anni Novanta prima a “Piccolo Buddha”, e poi a “Io ballo da sola”. “Lavorare con lui è stato il paradiso. Mi ha accolto a braccia aperte, è stato molto generoso anche raccontandomi il suo rapporto con Pasolini e Antonioni. È stata una vera esperienza di vita“.