“Primavera”, intervista agli attori Tecla Insolia e Michele Riondino
"Primavera" di Damiano Michieletto vede Michele Riondino e Tecla Insolia nei panni di Antonio Vivaldi e la sua ambiziosa allieva Cecilia.
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"Zustìssia", intervista agli attori Michele Riondino e Fabrizio Ferracane Chiara Nicoletti
Nel 1991, un triplice omicidio commesso sui monti del Sud Sardegna porta alla rapida condanna all’ergastolo di un uomo innocente, Beniamino Zuncheddu: tre gradi di giudizio in un anno. Venticinque anni dopo, un giovane avvocato, Mauro Trogu, decide di lottare pro bono per restituirgli la libertà.
Diretto da Francesco Piras e al cinema dal 15 ottobre con Piper Film, Zustìssia racconta il più lungo errore giudiziario della storia italiana, 33 anni di ingiusta detenzione, e la battaglia che ha portato alla revisione del processo e all’assoluzione, arrivata il 26 gennaio 2024.
Michele Riondino, che nel film è l’avvocato Trogu, e Fabrizio Ferracane, nei panni di Beniamino, raccontano l’incontro con i veri protagonisti della vicenda, il percorso che ha portato Trogu a scoprire l’innocenza del suo assistito e le riflessioni sulla giustizia che il film porta con sé.
Riondino aveva scoperto la storia dai telegiornali, quando Zuncheddu era ormai vicino all’assoluzione. Per prepararsi al ruolo ha trascorso una settimana con Beniamino e Trogu: “Ho avuto la possibilità, grazie alla generosità dell’avvocato Trogu, di entrare in possesso e studiare le carte che hanno determinato l’assoluzione nel processo di revisione, ma anche le carte che lo hanno condannato”, racconta l’attore.
“Ho avuto la possibilità di avere come coach l’uomo che ha risolto questo caso di ingiustizia gravissimo, e da lui ho imparato molto: ho imparato che cosa significa difendere l’indifendibile agli occhi dell’opinione pubblica”.
Ferracane aveva sentito parlare del caso Zuncheddu a partire da un’altra storia, quella di Giuseppe Gulotta, di Alcamo, che ha trascorso 26 anni in carcere da innocente. Con Beniamino si è incontrato per mezz’ora, un pomeriggio a Cagliari: “Gli ho chiesto se potevo abbracciarlo e ci siamo abbracciati. Io non parlavo molto e lo guardavo: sorrideva e pensavo a come quest’uomo riuscisse a ridere dopo quello che ha passato”.
Un incontro che ha guidato il suo approccio al personaggio: “Ho dovuto rispettare totalmente i suoi anni in carcere e il suo dolore: qualsiasi interpretazione io avessi fatto non potrebbe mai restituire quello che ha vissuto. Ho cercato di mettere in campo una verità di dolore, di speranza, di rabbia e di delusione, ovvero quello che penso abbia provato lui”.
Per costruire il suo personaggio, Riondino è partito da una domanda precisa: cosa avesse provato Trogu la prima volta che è entrato in carcere. “Per lui Beniamino era un assassino, perché Mauro è un uomo di legge e l’unica verità era la condanna all’ergastolo del 1991”.
Il giovane avvocato, che non aveva mai seguito un caso di omicidio, aveva accettato l’incarico per ridurre la pena: “Anche un colpevole ha diritto a essere difeso. Ma il percorso di conoscenza dell’individuo, della storia e degli atti processuali gli ha permesso di capire che dietro quella sentenza di colpevolezza ci fosse in realtà un innocente”.
Un momento che lo stesso Trogu ha raccontato a Ferracane: “Gli ho chiesto quando sia avvenuto lo scatto e mi ha risposto che è successo durante l’esercitazione al buio: provandola si è detto ‘Ma questo è innocente?’, ed è stato un momento incredibile”.
Per Riondino, il caso Zuncheddu dimostra che la condanna è stata il prodotto di una serie di negligenze partite dalle indagini: “C’è un problema di sistema che riguarda l’intera catena, dal poliziotto che indaga al PM che firma fino al giudice che condanna”.
Da qui la proposta di una legge che porti il nome di Beniamino: “Non possiamo escludere altri errori, ma dobbiamo essere capaci di riconoscerli e approvare una legge a nome di Beniamino Zuncheddu che preveda un salario minimo di sostegno per tutti quegli individui che scontano pene ingiuste, nell’attesa del risarcimento statale”.
Ferracane richiama invece l’attenzione sulle condizioni delle carceri: “La dignità di un popolo si misura da come si sta in carcere. Ci sono strutture orribili in cui manca la funzione rieducativa, ed è un tema da non sottovalutare assolutamente”.
Nel 1991, un triplice omicidio commesso sui monti del Sud Sardegna porta alla rapida condanna di un uomo innocente: Beniamino Zuncheddu. Tre gradi di giudizio in un anno per dare un ergastolo. Venticinque anni dopo, un giovane avvocato decide di lottare - pro bono - per restituirgli la libertà. Zustìssia è la storia di una vita rubata dal più lungo errore giudiziario della storia italiana: 33 anni di ingiusta detenzione. Ed è anche la storia dell’emozionante battaglia che l’avvocato Mauro Trogu e altri alleati hanno ingaggiato per arrivare alla revisione del processo e all’assoluzione, giunta il 26 gennaio 2024. È un film d’inchiesta, d’impegno civile, d’amicizia e d’amore. Amore per “sa zustìssia”, amore per la verità, e amore per le montagne, quei meravigliosi monti da cui Beniamino è stato tenuto lontano tutta una vita… e dove ora, finalmente, è tornato.
Written by: Chiara Nicoletti
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