Bari International Film Festival
“Il posto dell’anima”, intervista al regista Riccardo Milani
Riccardo Milani al Bif&st 2026 con "Il posto dell’anima": il regista riflette su cinema, pubblico e memoria sociale.
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Bari International Film Festival
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"Tutta Vita", intervista alla regista Valentina Cenni e al protagonista Stefano Bollani Federica Scarpa
Presentato al Bari International Film & TV Festival, “Tutta Vita” di Valentina Cenni si sviluppa come un’esperienza immersiva nel processo creativo musicale. Il film segue il pianista e compositore Stefano Bollani alla guida di un ensemble che riunisce alcune delle figure più autorevoli del jazz italiano, tra cui Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi e Roberto Gatto, accanto a tre talenti emergenti: Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni.
Per una settimana, i musicisti condividono una casa-studio, lavorando alla preparazione di un concerto unico. Più che una residenza artistica, il film restituisce un vero e proprio spazio relazionale, in cui la musica diventa il mezzo attraverso cui costruire un dialogo continuo.
Valentina Cenni chiarisce fin dall’inizio la direzione del progetto: “Non volevo raccontare il concerto, ma quello che accade prima”. Il fulcro del film è dunque il processo creativo, osservato nella sua dimensione più fragile e imprevedibile.“È un luogo misterioso”, spiega la regista. “Ma quello che ho capito è che sono talmente innamorati della musica che giocano”. Il gioco emerge come principio fondante della creazione artistica, non come leggerezza superficiale ma come apertura radicale all’imprevisto.
Stefano Bollani rafforza questa prospettiva con una riflessione sul linguaggio: “In quasi tutte le lingue, il verbo che indica il gioco è lo stesso che indica il suonare”. Il riferimento al termine inglese “to play” diventa emblematico di un approccio in cui musica, teatro e gioco condividono la stessa radice.
Durante le riprese, i momenti musicali si alternano a pause fatte di dialogo, convivialità e scambio. “È come un grande parco giochi”, osserva Valentina Cenni, descrivendo una quotidianità in cui il fare musica si intreccia con il vivere insieme.
Uno dei temi centrali del film è la capacità della musica di superare le barriere verbali e culturali. “È un linguaggio che ti permette di comunicare immediatamente con una persona di cui non sai nulla”, afferma Stefano Bollani.
Nel film, musicisti di generazioni diverse entrano in relazione attraverso suoni, sguardi e intuizioni, senza bisogno di spiegazioni. “Le indicazioni non sono quasi mai verbali”, sottolinea Bollani:“ci si capisce”. Questa comunicazione diretta diventa anche una forma di conoscenza reciproca, in cui l’ascolto è il vero motore della relazione.
Nel confrontarsi con il linguaggio del jazz, Valentina Cenni sceglie di rivedere il proprio approccio cinematografico. “Ho voluto adattarmi a loro”, racconta, “usare anche io l’improvvisazione”. Dopo una fase iniziale di costruzione, la regista comprende che il film deve nascere dall’osservazione e dall’ascolto: “l’unica cosa da fare era seguirli”. Questa scelta restituisce un’opera che rinuncia al controllo totale per accogliere l’imprevedibilità del reale, avvicinandosi così alla natura stessa del jazz.
L’esperienza del film lascia tracce anche nei suoi protagonisti. Valentina Cenni sottolinea l’importanza di lasciarsi andare, di abbandonare il controllo e vivere con maggiore empatia. Bollani, invece, mette in guardia da un eccesso di serietà, soprattutto tra i più giovani.
“Studiare è una cosa, essere convinti di essere seri è un’altra”, osserva Stefano Bollani. Il rischio, secondo il musicista, è perdere quella dimensione ludica che è alla base della creatività.
Guardando al pubblico, “Tutta Vita” si propone come un’esperienza attiva. “Spero che le persone abbiano voglia di uscire, ballare, suonare, cantare”, afferma Valentina Cenni.
Il film non si limita a raccontare la musica, ma invita a viverla. A riscoprirla come pratica quotidiana, come gesto condiviso, come forma di relazione. Un invito che, nelle parole di Stefano Bollani, è anche una speranza: che questo modo libero e aperto di fare musica non diventi una rarità, ma continui a esistere e trasformarsi.
Il pianista e compositore Stefano Bollani coordina un ensemble composto dai più grandi musicisti jazz italiani — Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto e tre talenti emergenti, Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni. Trascorrono una settimana tutti insieme in una casa-studio, in preparazione di un concerto unico e irripetibile: un viaggio collettivo in cui il jazz diventa linguaggio, relazione, libertà. Un affascinante documentario sulla gioia collettiva di creare jazz in nome dell’arte dell’improvvisazione, arte radicale e senza rete, attenta all’ascolto dell’altro, che è prima di tutto un modo di stare al mondo.
Written by: Federica Scarpa
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