Bari International Film Festival
“Era”, intervista al regista Vincenzo Marra
"Era" di Vincenzo Marra: un film personale che attraversa generazioni, ispirato ai ricordi d’infanzia e alla figura di una nonna fuori dagli schemi.
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"Finale: Allegro", intervista alla regista Emanuela Piovano e all'attrice Barbara Bouchet Federica Scarpa
Presentato al Bari International Film & TV Festival 2026, “Finale: Allegro” di Emanuela Piovano affronta un tema complesso e ancora largamente rimosso nel dibattito pubblico italiano: il diritto di scegliere il proprio finale. Il film segue una donna di successo, interpretata da Barbara Bouchet, che, giunta a una fase avanzata della vita, decide di pianificare con lucidità e determinazione la propria uscita di scena.
“Parla di una signora di successo, è giunta secondo lei un po’ al finale della sua vita”, spiega Emanuela Piovano: “ha idee molto precise su come deve essere questo finale”. A fare da contrappunto, una giovane donna proveniente da un contesto segnato da sofferenza e forte spiritualità, che mette in discussione questa visione attraverso un diverso rapporto con la vita e la fede.
Ispirato al romanzo “L’età ridicola”, il progetto nasce dall’urgenza di portare sullo schermo una narrazione ancora rara nel cinema contemporaneo. Emanuela Piovano sottolinea la complessità del testo originale, capace di coniugare profondità e ironia nel raccontare l’età avanzata. “È un libro molto bello, declinato in modo profondo e anche ironico, sul rapporto con un’età a cui ci si trova impreparati”, afferma Piovano. “È un’umanità poco rappresentata, quindi molto moderna e inedita”. Questa tensione tra consapevolezza e sorpresa attraversa tutto il film, che rifiuta la retorica dell’invecchiamento per restituire desiderio, vitalità e contraddizione.
Al centro del racconto c’è Barbara Bouchet, qui interprete di una protagonista che porta con sé memoria, desiderio e una disarmante lucidità sulla propria fine. Un ruolo che, come sottolinea l’attrice, risuona profondamente con la sua esperienza personale: “Karina somiglia molto a me”, dichiara Bouchet. “È una persona che decide per se stessa. Nessuno può dirle cosa deve fare e come deve finire la sua vita”.
Il tema dell’autodeterminazione emerge con forza anche nel riferimento esplicito al fine vita. “Ognuno ha il diritto di fare quello che vuole di se stesso”, aggiunge Bouchet. “Se dovessi ammalarmi, non voglio accanimento. Voglio andare in pace”. Una posizione netta che il film accoglie senza giudizio, lasciando spazio alla complessità emotiva e morale della scelta.
La scelta di Bouchet non è casuale. Emanuela Piovano la individua come una figura capace di incarnare un equilibrio tra immaginario cinematografico e autenticità personale. “Cercavamo un’attrice bella, con fascino, ma vera”, spiega Piovano. “Il cinema deve avere un’anima, un soffio vitale”.
Piovano sottolinea anche la necessità di rileggere criticamente il percorso dell’attrice, spesso ridotto a stereotipi. Dai film di genere italiani agli anni del cosiddetto cinema di serie B, Barbara Bouchet ha attraversato opere che, secondo Piovano, “hanno veicolato temi e personaggi che il cinema ufficiale non avrebbe mai affrontato”.
In “Finale: Allegro”, questa eredità si trasforma in una presenza scenica che coniuga sensualità e consapevolezza. Una sensualità che, osserva la regista, è oggi sorprendentemente assente nel cinema contemporaneo. “Avete più visto un film sessuale?”, si chiede Emanuela Piovano. “Il desiderio è un motore importantissimo dell’arte”.
Il cuore emotivo del film risiede nel rapporto tra la protagonista e la giovane donna che le si affianca. Un legame che evolve in una forma di cura reciproca, capace di ribaltare ruoli e aspettative.
“È come una figlia”, racconta Barbara Bouchet. “Vedo che lei mi vuole bene veramente e fa di tutto per salvarmi”. Questa dinamica introduce una dimensione aperta nel racconto, in cui il destino non è mai del tutto determinato. Il nostro finale, suggeriscono Piovano e Bouchet, resta sospeso tra diverse possibilità. “Dipende da lei, dipende dal destino”, conclude Bouchet. “È bello, non sai mai cosa viene”.
Karina ha avuto successo, amori difficili e una vita intensa. Ora vive sola con il suo pianoforte e il gatto Veleno, convinta di aver già deciso cosa fare del tempo che le resta. Ma il passato torna a bussare, una giovane collaboratrice domestica entra nella sua quotidianità, e l’amore impossibile per Elena chiede ancora spazio. Tra imprevisti e piccoli tradimenti, Karina scopre che anche a un passo dal finale può esistere un nuovo inizio.
Written by: Federica Scarpa
Film
Finale: AllegroFestival
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