Bari International Film Festival
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"Volevo fosse un film di comunità che raccontasse tutta la mia vita e si condensasse dentro un unico film".
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Bari International Film Festival
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"Il posto dell'anima", intervista al regista Riccardo Milani Federica Scarpa
Al Bari International Film & TV Festival (Bif&st), il regista Riccardo Milani torna a presentare il suo “Il posto dell’anima”, film del 2002 oggi riproposto in versione restaurata nella sezione pomeridiana del Teatro Petruzzelli. A distanza di oltre vent’anni, l’opera conserva una forza tematica evidente, legata al racconto del lavoro, delle comunità e delle trasformazioni industriali.
Scritto da Domenico Starnone insieme allo stesso Riccardo Milani, “Il posto dell’anima” si struttura come un racconto corale che intreccia tre storie, tutte legate alla chiusura di uno stabilimento industriale e alle conseguenze sociali che ne derivano. La vicenda degli operai della CarAir, azienda produttrice di pneumatici in procinto di dismettere il sito di Campolaro, si sviluppa come una riflessione sulle dinamiche economiche globali e sulle fragilità dei territori marginali.
Riccardo Milani sottolinea la continuità del proprio sguardo autoriale: “Non mi sento cambiato”, afferma, evidenziando come ogni film rappresenti per lui un nuovo inizio, guidato dalla stessa urgenza narrativa. La sua filmografia, coerente nel tempo, si fonda sulla volontà di raccontare “pezzi di paese”, restituendo la complessità e le stratificazioni della società italiana.
Questa tensione verso il reale si accompagna a una crescente consapevolezza del rapporto con il pubblico. Riccardo Milani parla di un “canale di fiducia” costruito negli anni, che consente ai suoi film di raggiungere spettatori anche molto distanti per background culturale o per visione del mondo. Un elemento che, secondo Milani, restituisce il senso stesso del fare cinema: arrivare alle persone.
Un altro aspetto centrale del suo metodo riguarda la relazione con gli interpreti. “Il posto dell’anima” si avvale di un cast di rilievo, composto da Silvio Orlando, Michele Placido, Claudio Santamaria e Paola Cortellesi. Milani descrive il lavoro con gli attori come un processo collettivo, basato su una visione condivisa: “Ho sempre condiviso il percorso da fare, sulle cose che raccontavamo, avevamo un obiettivo comune”.
Nel tempo, osserva, questa collaborazione ha portato anche a una continuità di sguardo: “Ho anche trovato attori con cui ho condiviso un percorso che poi… si è mantenuto”.
Rivolgendosi ai giovani del festival, Riccardo Milani invita a costruire una consapevolezza storica attraverso il cinema: “Non vai da nessuna parte se non hai bene la percezione del paese in cui stai”.
Tra i titoli consigliati cita “I soliti ignoti” (1958), indicandolo come chiave di lettura del dopoguerra italiano: “Guardare “I soliti ignoti” significa capire bene il nostro dopoguerra”. Un riferimento che chiarisce, ancora una volta, la sua idea di cinema come strumento di conoscenza.
La multinazionale CarAir, produttrice di pneumatici, annuncia l’imminente chiusura della stabilimento di Campolaro, con il conseguente licenziamento di decine di operai, la stragrande maggioranza dei quali provenienti dal piccolo paese situato sulle montagne circostanti. Decisi a non arrendersi, gli operai organizzano forme di lotta che, poco a poco, portano il loro caso ad approdare sui tg nazionali. Fra gli operai, Antonio sogna di tornare a vivere nel suo paese insieme alla compagna Nina, che ora lavora a Milano e che invece vorrebbe che fosse lui a lasciare tutto per andare a Milano e sposarla. Il sindacalista Salvatore ha un rapporto conflittuale con il figlio diciottenne. Mario, invece, che ha due figli e un mutuo da pagare, cerca una via alternativa aprendo una fabbrica di pasta fresca insieme a sua moglie Emanuela e alla moglie di Salvatore. Quando la CarAir decide di chiudere definitivamente lo stabilimento, gli operai tentano un gesto di protesta estremo, quello di andare in America per parlare con Gerardo, il lontano cugino di Emanuela emigrato in America che secondo molti in paese è la causa della chiusura dello stabilimento. Ma ormai è davvero troppo tardi…
Written by: Federica Scarpa
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