Dal 10 al 19 aprile 2026 il Bolzano Film Festival Bozen celebra la sua 39ª edizione e conferma con chiarezza la traiettoria impressa dal direttore artistico Vincenzo Bugno: un festival di confine, multilingue, curioso, mai ripiegato sul territorio, ma capace di partire dall’identità altoatesina per aprirsi alle forme più vitali del cinema contemporaneo. Il cuore del BFFB resta la tensione verso ciò che accade oltre i confini geografici, culturali e linguistici, senza perdere di vista il cinema locale, le minoranze, le aree marginali, i linguaggi ibridi e le nuove forme del documentario.
Vincenzo Bugno sintetizza bene questa linea quando parla di un festival che si occupa “sia di cinema esistente, ma anche di cinema non esistente”. È una definizione felice, perché racconta insieme la vocazione curatoriale del BFFB e la sua crescita come luogo in cui il cinema si pensa, si sviluppa, si discute. Non soltanto una vetrina, dunque, ma un ecosistema. E infatti il direttore insiste anche su un obiettivo che riguarda il futuro del territorio: rafforzare a Bolzano e in Alto Adige un polo cinematografico competitivo, capace di dialogare a livello locale, nazionale e internazionale.
L’apertura con Andreas Pichler e un film destinato a far discutere
Ad aprire ufficialmente il festival, il 10 aprile, sarà la prima italiana di Elon Musk Unveiled – The Tesla Experiment, di Andreas Pichler, regista altoatesino nato a Bolzano e da anni attivo a livello internazionale. La scelta ha un valore simbolico preciso. Bugno la rivendica con orgoglio perché incarna l’idea stessa del BFFB: partire da un autore locale che non si è lasciato fermare dal confine, ma ha sviluppato un percorso globale.
Il film, presentato in anteprima mondiale all’IDFA, affronta uno dei nodi più controversi dell’immaginario tecnologico contemporaneo. Prendendo le mosse da un incidente mortale avvenuto in Florida con una Tesla a pilota automatico attivato, il documentario ricostruisce il contesto industriale, mediatico e politico in cui l’azienda ha promosso la promessa della guida autonoma.
La forza di un concorso che rifiuta le etichette
Il Concorso BFFB39 è forse il luogo in cui la visione del festival emerge con maggiore nitidezza. Dodici opere, dieci anteprime italiane, produzioni e coproduzioni legate ai paesi dell’arco alpino ma aperte a geografie ben più ampie, in una costellazione che tiene insieme fiction, documentario e cinema ibrido. Vincenzo Bugno, nell’intervista a FRED Film Radio, lo dice con precisione: la sua linea è “occuparsi di cinema contemporaneo”, con grande attenzione ai linguaggi, alle opere prime, alle cinematografie meno scontate e a una pluralità generazionale e formale che attraversa tutto il programma.
Tra i titoli più attesi c’è The Loneliest Man in Town di Tizza Covi e Rainer Frimmel, prima italiana di un film austriaco dedicato al musicista blues Al Cook, figura eccentrica e malinconica immersa nei resti della propria memoria.
C’è poi Romería di Carla Simón, uno dei titoli dal profilo più riconoscibile dell’intero programma, in cui una ragazza di diciotto anni arriva in Galizia per ottenere la firma dei nonni e finisce per confrontarsi con la propria storia familiare, tra memorie lacunose e ferite irrisolte. Accanto a questo, il concorso si muove con libertà notevole: Dry Leaf di Alexandre Koberidze porta il festival in Georgia, Safe Exit di Mohammed Hammad insegue il trauma generazionale in un thriller psicologico ambientato nel mondo arabo, Melt di Nikolaus Geyrhalter osserva la scomparsa del ghiaccio e i suoi effetti tra Alpi e Antartide, mentre White Snail di Elsa Kremser e Levin Peter lavora su corpo, bellezza e marginalità attraverso una storia d’amore obliqua e perturbante.
Due grandi signore del cinema europeo: Ottavia Piccolo e Ulrike Ottinger
Tra i momenti più forti del festival ci sono, senza dubbio, i Premi d’Onore alla Carriera assegnati a Ottavia Piccolo e Ulrike Ottinger, due figure diversissime tra loro ma accomunate, come sottolinea Vincenzo Bugno, da una rara coerenza artistica e civile.
Di Ottavia Piccolo, il direttore parla nell’intervista come di una professionista di “grandissima coerenza”, un’attrice che unisce cinema, teatro, televisione e impegno civile. A Bolzano verranno presentati Metello di Mauro Bolognini, film che le valse il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes nel 1970, e 7 minuti di Michele Placido, titolo che prolunga il discorso sulla sua voce critica nel presente. L’11 aprile, al WAAG, il festival le dedica anche un incontro pubblico dal titolo “La forza della coerenza”, moderato da Bugno.
A Ulrike Ottinger, invece, il BFFB rende omaggio come a un’autrice impossibile da classificare, capace di passare dalla fotografia al teatro, dal cinema di finzione al documentario, sempre lungo una traiettoria radicale, queer, internazionale. Bugno la definisce un’artista di “grandissima rigorosità” e ricorda con entusiasmo anche il suo recente film di vampiri, segno di una curiosità rimasta intatta. A Bolzano si vedranno Paris Calligrammes e Johanna d’Arc of Mongolia, mentre il 16 aprile è previsto un talk pubblico dedicato alla sua carriera.
Un festival al femminile, tra memoria e presente
Il respiro femminile del programma 2026 va ben oltre i premi alla carriera. Vincenzo Bugno lo rivendica apertamente, ricordando che il festival ospita anche un omaggio a Claudia Cardinale e a Elvira Notari.
L’omaggio a Claudia Cardinale, scomparsa nel 2025, coincide con l’apertura ufficiale della nuova sede del festival, il Teatro Cristallo. Il 15 aprile verrà proiettato La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, con introduzione di Carlo Chatrian.
A Elvira Notari, pioniera del cinema italiano, è dedicato invece uno dei momenti performativi più interessanti del festival. Il 16 aprile il trio, formato da Marco Colonna, Esmeralda Sella e Francesco Cigana, presenterà una sonorizzazione originale dal vivo di ’A Santanotte del 1922.
Il Teatro Cristallo e una città che si allarga insieme al festival
Una delle novità più significative del BFFB 2026 è l’apertura di una seconda sede di proiezione al Teatro Cristallo, nel quartiere Europa-Novacella. Non è un dettaglio logistico, ma un gesto politico e culturale. La scelta nasce dalla volontà di confrontarsi con la topografia reale di Bolzano e di coinvolgere nuovi quartieri, parlando in modo più inclusivo ai diversi pubblici della città.
Il cartellone del Cristallo riflette bene questa apertura. Oltre a La ragazza con la valigia, arriveranno Un anno di scuola di Laura Samani, con la presenza della sceneggiatrice Elisa Dondi e degli attori Pietro Giustolisi e Samuel Volturno, e poi Gioia mia di Margherita Spampinato, ospitato nell’ambito della nuova sezione LiLi – Little Lights, dedicata a bambini, ragazzi e famiglie.
Catalogna, minoranze linguistiche e film che attraversano i margini
Tra i tratti più distintivi del festival torna la volontà di mettere in relazione l’Alto Adige con altri territori complessi, segnati da identità stratificate, lingue multiple, tensioni storiche. Nel 2026 il focus geografico è dedicato alla Catalogna, che Vincenzo Bugno definisce una realtà cinematografica “tra le più interessanti e dinamiche d’Europa”. Il programma include opere di Andrés Duque, Virginia García del Pino, José Luis Guerín, Neus Ballús, Albert Serra, Carla Simón e perfino Magalhães di Lav Diaz, sostenuto anche dall’impegno produttivo catalano. Il 13 aprile il focus sarà accompagnato da un incontro con Andrés Duque, Alba Lombardía e Marta Andreu.
A questa linea si affianca Piccole Lingue DOC, sezione ormai centrale per il BFFB, organizzata con la Libera Università di Bolzano e l’Associazione La Fournaise. Qui il festival lavora sul ponte tra il plurilinguismo altoatesino e altri contesti in cui si parlano lingue minoritarie o marginalizzate.
Anche Local Heroes resta una sezione chiave. Qui spiccano, tra gli altri, l’anteprima mondiale di Non c’è casa in paradiso di Federico Scienza e Manuela Boezio, dedicato alla crisi abitativa a Bolzano e nell’Alto Garda, e Oltre il confine. Le immagini di Mimmo e Francesco Jodice di Matteo Parisini.