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Cannes Film Festival

“Oh Boys”, intervista al regista Antonio Donato

todayMay 23, 2026

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Oh Boys, Antonio Donato: “Noi uomini indossiamo maschere di potere per nascondere le nostre fragilità”

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    “Oh Boys”, intervista al regista Antonio Donato Chiara Nicoletti

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Unica produzione interamente italiana selezionata al 79º Festival di Cannes, il cortometraggio Oh Boys di Antonio Donato è in concorso alla Quinzaine des Cinéastes. Sviluppato all’interno del Premiere Film Lab, il film intreccia tre storie ambientate in un borgo costiero dove tutti cercano di distinguersi: tra assoli vistosi, feroci partite di ping pong e appuntamenti maldestri, un giovane sassofonista intraprende una strada diversa. Una dramedy di diciassette minuti che esplora con ironia e sensibilità le fragilità nascoste dietro la mascolinità performativa. Prodotto da Saverio Pesapane e Mariapia Autorino per Premiere Film, in associazione con Andromeda Film, Via73 e Courageous Donuts, il film vede nel cast Luca Lacerenza, Meg Bellamy, Tom Byrne e Antonio De Rosa.

Un film nato da un luogo

“Oh Boys” nasce da un laboratorio: i fondi del PNRR destinati al borgo di Pisciotta per la sua valorizzazione culturale. Premiere Film è stata chiamata a produrre un film sul territorio, ha aperto un bando nazionale e ha selezionato Antonio Donato come regista. Non c’era ancora una storia, solo un luogo. Visitandolo con gli sceneggiatori, tre cose lo hanno colpito: il fatto che tutto il paese sapesse del film e cercasse di fare colpo sulla troupe; un misterioso sassofonista che si esercitava ogni pomeriggio al tramonto senza che nessuno sapesse chi fosse; e una banda di paese che accoglieva turisti francesi venuti a studiare l’italiano con una grande festa di strumenti. Da questi tre elementi, Antonio Donato ha costruito il film collegandoli alle sue tematiche autoriali: “Come noi uomini spesso indossiamo maschere di potere per sentirci dominanti, rilevanti, per nascondere le nostre fragilità e come queste poi portano a varie storture nella nostra società. Noi andiamo ad esplorare proprio le radici di questo tipo di modo di stare al mondo e svelare e rompere queste maschere”.

Vittime di se stessi

C’è una tenerezza particolare nel modo in cui “Oh Boys” guarda i suoi personaggi, e Antonio Donato sa da dove viene. A ventinove anni, lui e il co-sceneggiatore Paolo Luca Lorbone si trovano in una posizione di osservatori privilegiati: da un lato il retaggio imposto, dall’altro il tentativo di emanciparsene. Ma anche la loro generazione, ammette, continua inconsciamente a replicare gli stessi schemi. “I personaggi che raccontiamo sono molto vicini a noi, sono personaggi che conosciamo bene, che amiamo, sono le nostre famiglie, i nostri fratelli, i nostri amici. C’è tenerezza perché loro sono vittime di se stessi, sono vittime di un algoritmo che gli è stato imposto. Quella è un po’ la nostra idea di cinema: cercare di metterci in pace noi stessi con le nostre fragilità”.

Lo sguardo di Luca Lacerenza

Nel film c’è un personaggio che osserva tutto con uno sguardo apparentemente passivo, interpretato da Luca Lacerenza, che Antonio Donato definisce il suo attore preferito al mondo. Lo ha diretto già nel corto precedente e lo dirigerà nel suo primo lungometraggio. Quello che lo affascina è la sua capacità di esprimere un monologo interiore facendo pochissimo. “Lui rappresenta un po’ quello sguardo passivo che sembra arrendevole, ma poi invece non lo è. Ed è lì che nasce la contraddizione”. Quanto ai riferimenti cinematografici, Antonio Donato cita la comicità esistenzialista di Jacques Tati, il Nanni Moretti degli anni Novanta, lo stallo esistenziale di Roy Andersson, la verticalità giudicante di Ruben Östlund e, per il calore che mancava a quel quadro, il cinema di Miranda July.

Il lungometraggio che verrà

Antonio Donato sta sviluppando il suo primo lungometraggio, adattamento di “Sparare alle angurie”, sostenuto dal Torino Film Lab Extended, dalla residenza ALCA – Chalet Mauriac e vincitore del Premio SIAE e del Cannes City Award. La storia segue una famiglia di soli uomini, un padre e due figli ventenni, in vacanza in Sardegna per la prima volta senza la madre, in un residence borghese dove il padre, ex pilota in pensione, fa il padrone. Ma la vacanza nasconde segreti: il padre si sta separando, un figlio sta perdendo i capelli, l’altro non si sente all’altezza. “Queste fragilità vengono messe sotto un coperchione, ribollono, finché iniziano a esplodere quando una nuova famiglia straniera si trasferisce di fianco a loro e loro sono nettamente più fighi, più ricchi, più belli, più eleganti”. Ne nasce una tragicomica competizione.


Plot

In un piccolo villaggio sul mare, l’orgoglio e la competizione maschile si esprimono nella musica, nell’amore e nello sport. Ma quando un giovane sassofonista decide di suonare “controcorrente”, il ritmo del paese — e delle sue certezze — inizia a cambiare. Con uno sguardo ironico e intimo sulla fragilità maschile contemporanea, il film racconta tre episodi in cui la necessità di impressionare diventa un peso di cui liberarsi.

Written by: Chiara Nicoletti

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