Giovanna Giuliani, regista italiana, presenta il suo film Domenica Capitale, che fa parte delle Giornate degli Autori alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, edizione 83. L’ intervista nasce dall’interesse di Domenica Capitale come esempio di cinema che esplora il concetto di domenica nel suo senso più profondo e articolato. Abbiamo avuto modo di parlare con la regista in occasione del festival per approfondire le motivazioni dietro il suo progetto e le sue scelte artistiche.
Un film che nasce dall’ascolto e dall’osservazione del quotidiano
Giovanna Giuliani ha scelto di realizzare un film più che con l’occhio anche con l’orecchio. La regista spiega che la sua formazione musicale e cinematografica ha influito molto sulla creazione di Domenica Capitale, un film che mette in risalto l’importanza dell’ascolto attraverso le voci delle due protagoniste e le parole che si intrecciano nel loro quotidiano. Ha raccontato di aver seguito queste donne in un loro stato domenicale, evidenziando come le attività che svolgono in questa giornata rappresentino un lavoro spesso invisibile, fatto di ascolto, silenzio e relazione, e di come questa dimensione si abbia anche una forte valenza storica e politica.
L’uso innovativo delle parole come elemento visivo e narrativo
Uno dei punti più interessanti dell’intervista riguarda il metodo di visualizzazione delle parole nel film, che vengono sottotitolate in italiano con caratteri e colori differenti, a seconda del contesto e delle emozioni. Giovanna Giuliani descrive come questa scelta sia nata dall’ascolto diretto delle attività delle protagoniste e dal suo desiderio di trascrivere e visualizzare questo dato acustico. Le parole, secondo lei, sono corpi che si interagiscono con le persone e i loro corpi, e a volte vengono incorporate nell’immagine in modo spontaneo, creando un rapporto più intimo e coinvolgente tra film e spettatore.
Il processo creativo lungo dieci anni e la scelta di non arrendersi
La regista ha spiegato che il suo film è nato nel 2016 ed è stato un percorso lungo e guidato dall’ascolto e dal suo impulso interno. Ha raccontato di aver quasi abbandonato il progetto più volte, ma che è stato Giulio Sangiorgio a convincerla a considerarlo finito, ritenendo che il film rappresentasse già tutto ciò che voleva comunicare. La libertà di seguire il proprio istinto e di non bloccare il flusso creativo si riflette nel ritmo dilatato del film, che richiama anche i tempi di una domenica lenta e riflessiva, un vero e proprio Domenica Capitale di introspezione e memoria.
Il rapporto tra cinema e lavoro domenicale come monito generazionale
Giovanna Giuliani sottolinea come il suo film voglia essere anche un monito: mostrare come un lavoro svolto in segreto, spesso retribuito in modo invisibile, rappresenti una forma di attivismo e di resistenza di una generazione che ha visto spegnersi le energie politiche e sociali. Le protagoniste lavorano entrambe nel settore dell’assistenza e della logopedia, e il loro legame con la domenica diventa un simbolo di un lavoro che non si ferma, che va oltre la routine e che si rivela fondamentale per la collettività.
Come si sente una regista che ha di fronte un’opera tanto personale e articolata
Giovanna Giuliani ha confessato di aver provato sentimenti contrastanti al momento di mostrare il suo film: da un lato sollievo, dall’altro una sorta di dispiacere e resistenza a lasciarlo andare. La sua tensione verso il progetto evidenzia la forza delle emozioni che il cinema può generare, in un flusso continuo di creazione e di ascolto, molto simile a quella domenica che il film stesso desidera celebrare.
Plot
L’una presta servizio allo Sportello d’Ascolto Cittadino Municipale di Roma Capitale. L’altra al Consultorio di Logopedia Ambulatoriale di Napoli. La prima ascolta, l’altra prova a far parlare. Entrambe lavorano con la parola. E per entrambe è vicina la pensione, inizio di una lunga Domenica, al posto di giorni feriali, cartellini timbrati, dentro uffici e stanze chiuse. Cosa è stata nella loro vita la Domenica settimanale? Se non uno spazio aperto di vero lavoro creativo, libero dall’improduttività impiegatizia? Se non il tempo di un ascolto attivo, di quartiere, uno stare insieme fuori orario, fuori agenda, campo di ipotesi e possibilità, fuori dall’addomesticamento e addormentamento a reddito e dai limiti dei suoi obiettivi? In un confronto tra Domenica attiva e passiva, volontaria e coatta, tra chi ha vissuto prima e chi dopo la Domenica della Storia italiana, questo film cerca di parlare tutte le lingue della Domenica.