“Nessun Dolore”, intervista agli attori Alessandro Borghi e Valeria Golino
All'83ª Mostra di Venezia 2026, Valeria Golino e Alessandro Borghi raccontano gli sguardi e le contraddizioni di Nessun dolore
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Accrediti Verdi - AAVA, intervista a Giada, rappresentante del collettivo Chiara Nicoletti
Nello studio veneziano di FRED intervistiamo Giada, rappresentante di Accrediti Verdi, il collettivo di cinefili e giornalisti di cinema dietro la pagina Instagram AAVA, diventata virale per i suoi starter pack e i riti scherzosi legati al pubblico accreditato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026.
Nell’intervista racconta com’è nato il fenomeno, il metodo dietro i profili condivisi sui social e i piccoli culti della Mostra, dai premi ironici al lutto per un toast scomparso dal menu.
La pagina, spiega Giada, esiste da tempo, ma il collettivo ha scelto di intensificare il lavoro proprio in vista di questa edizione della Mostra: “Abbiamo fatto queste continue riunioni ogni giorno per le ultime settimane per preparare le cose e arrivare pronti”. Sul festival in corso il bilancio è positivo: “Esco dalla sala più soddisfatta in media”, dice, con lo sguardo già rivolto alla proiezione stampa in anteprima di Dau: “Molti di noi sono gasati per Dau questa sera, in anteprima stampa, per quelli che sono riusciti a prenotarla nonostante tutto”. Grande entusiasmo anche per il film del regista che il collettivo chiama scherzosamente il proprio Presidente del consiglio, Paolo Strippoli, e per l’incontro avvenuto subito dopo la proiezione: “Siamo felicissimi, siamo usciti dalla sala soddisfatti e poi subito dopo c’è stato questo incontro con Alberto Barbera e Angela Savoldi. È stata la mattina più bella di tutta la nostra carriera di meme e gioie social”.
Citando uno dei post più riusciti, quello relativo ai vari profili degli accreditati, chiediamo di scoprire qualcosa in più su come AAVA lavora a questi post. Dietro queste creazioni c’è un metodo di lavoro collettivo e quasi scientifico, ci rivela Giada: “Noi abbiamo sempre questi brainstorming quando dobbiamo fare questi profili, o questi starter pack, come li chiamiamo noi. Abbiamo degli esperti musicali all’interno delle nostre cerchie, degli esperti di profumi, degli esperti di make-up e tutto. Ci mettiamo in dieci sullo stesso profilo Canva a creare questi starter pack, che magari hanno senso solo nelle nostre teste”. La soddisfazione più grande, racconta Giada, arriva quando il pubblico si riconosce.
Tra i riti più attesi del collettivo c’è il premio ironico “sequestro di persona”, ancora in fase di definizione al momento dell’intervista: “Oggi abbiamo avuto un pranzo in cui abbiamo iniziato a votare e forse abbiamo deciso il premio sequestro di persona, però dobbiamo ancora capire se il criterio sia la durata effettiva o la durata percepita”. Diversa la tensione attorno a Prime Time, che per due giorni ha messo a dura prova la coesione del gruppo: “Ci sono due nostri membri del collettivo che hanno iniziato a parlare come le sorelle di Bucking Fastard, per due giorni. Questo ci ha un po’ preoccupati per la loro sanità, però poi siamo usciti tutti soddisfatti: siamo uniti, è un film canon, come lo definiamo quando gli diamo tutti 4 stelle su Letterboxd”. Tra i titoli di Orizzonti che l’hanno colpita di più, si cita The Difficult Bride.
Alla scoperta della gerarchia informale degli accrediti, gli AAVA scoprono l’esistenza degli accrediti viola: “Da un certo punto di vista li invidio perché non devono fare l’esperienza di VivaTicket, quello è sempre brutto, però se la meriterebbero”. Ricordato che tra gli accrediti viola ci sono anche i producer, spesso in piedi dalle 6:45 del mattino per prenotare le proiezioni dei giornalisti che lavorano con loro, il commento di Giada è netto: “È una schiavitù”. A chiudere l’intervista, un lutto sentito da tutta la comunità degli accreditati: la scomparsa del toast dal bar della spiaggia. “Quest’anno siamo anche tristi del forte cambiamento che c’è stato al bar della spiaggia, che ha subito un forte restyling rispetto all’anno scorso, e soprattutto manca il nostro amato toast. Vogliamo fare un appello affinché ritorni com’era un tempo”. Sul futuro del collettivo, che promette di seguire i festival anche fuori da Venezia, Giada non ha dubbi: “Siamo un po’ dappertutto in Italia, quindi siamo dovunque”.
Written by: Chiara Nicoletti
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